giovedì 29 giugno 2017

Caduta Libera

Pippa ha scritto un post sull'ansia generalizzata che la sta colpendo in quest'ultimo periodo della sua vita. Mi sono ritrovata in un paio delle sue frasi, con l'eccezione che io con certe sensazioni ci ho convissuto per anni, fin dalla più tenera infanzia.
Quell'approccio tranquillo e disincantato alla vita e ai suoi accadimenti non l'ho mai avuto. Credo di aver sempre preso tutto troppo di petto, in un continuo affannarmi. Come se una vita senza tachicardia e batticuore non fosse realmente possibile.

fonte: copia-di-arte. com

Eppure negli ultimi anni sono stata relativamente tranquilla. Ho trovato una mia dimensione, non ho subito scossoni tali da dovermi alzare la notte con la sensazione di cadere nel vuoto. Tante volte mi è bastato abbracciare la schiena di Fred per sentirmi più tranquilla.

Vorrei che fosse così anche adesso. 
Vorrei non dovermi sentire così oppressa, così maledettamente sulle spine.
Già fa caldo, c'è proprio bisogno di sentirsi come all'interno di un forno crematorio?
Questo continuo agitarsi porta distrazione, affanno, fame d'aria, la sfibrante sensazione di un incessante respiro mozzo. 
Dentro senti come un buco sullo stomaco che ti pesa, ti agita, ti corrode. 
E' un po' come scavare, scavare, scavare. Senti proprio il rumore dello scalpello che lavora e che man mano ti toglie un pezzo della tranquillità faticosamente costruita. Pian piano la riduce in briciole. Tu le vedi cadere in terra, pezzi distrutti della tua anima, e ti chiedi se riuscirai a rimetterli nuovamente al loro posto.

venerdì 23 giugno 2017

Goditi il Viaggio

Fonte: Apiediperilmondo. com

Il caldo qui sta ricoprendo ogni cosa, ne siamo invasi come da uno stormo di cavallette. Al mattino mi alzo ancora prima, metto la protezione solare e poi cammino, cammino, cammino. Mi sembra di non poterne più fare a meno, di non saper iniziare la giornata in altro modo. Mi sento così viva in quei momenti che mi chiedo come facessi prima, come vivessi prima, come potessi alzarmi senza pensare di indossare le scarpe ed uscire. 
Mi sembra un'altra vita questa, una vita migliore. Ed è diventato un bisogno fisico così forte e totalizzante che ho paura di farmi male, paura degli imprevisti, paura persino di andare in ferie e non avere modo di continuare con questa routine. Credo addirittura che impronterò le vacanze estive in modo da farci andare dentro questa cosa, fosse anche l'ultima cosa che faccio.
Mi sento bene solo quando sento i muscoli lavorare, come se ne stessi diventando dipendente. Mi libero, come se dai pori insieme al sudore uscissero anche negatività e brutture. Come se potessi azzerare il cervello, anche se pure in quei momenti non smetto mai di pensare. A volte sento gli ingranaggi lavorare più forte della musica, anche se ne alzo il volume. 

E di pensare in questi giorni non posso fare a meno. Lo faccio di notte, invece di riposare bene. Lo faccio quando mi alzo e mi preparo la colazione. Lo faccio quando la strada diventa invisibile e sento solo me stessa. Pensieri a cui non darei collocazione in altri frangenti ma che in quei momenti diventano presenti e vivi quasi e quanto più di me.

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"Nel camminare si ricerca ovviamente il benessere e la felicità: quello degli incontri, del sole sulla pelle, del profumo del mare, di vivere e godere a pieno della propria presenza.
Siamo camminatori dalla nascita. Ed il cammino è talmente importante in tutti i secoli e tutte le tradizioni che la sua metafora è fortemente radicata nel nostro immaginario: la vita in fondo è un viaggio, verso una meta, in cui ogni passo è una ricerca e una scoperta del mondo e di se stessi. "
Fonte: Apiediperilmondo.com

domenica 18 giugno 2017

Effetto Boomerang

Recentemente ho conosciuto una nuova parte di me stessa. Una parte che forse c'è sempre stata ma che ho lasciato all'angolo per quieto vivere, per paura, o forse solo perché non ero ancora pronta per farla uscire.
Pronta credo di non esserlo ancora e in cuor mio spero di non esserlo mai. E' una zona d'ombra che ho visto in controluce e che mi ha lasciata perplessa. Tutti abbiamo una visione di noi stessi, una sorta di mappatura dei pregi e dei difetti ai quali aggiungiamo nuove voci man mano che viviamo. Ci sono caratteristiche di cui andiamo fieri, altre che preferiamo non vedere né menzionare. Alcune ci arrivano addosso come un boomerang:  possiamo cercare di allontanarle nuovamente, sapendo che poi torneranno indietro. Ci colpiranno di nuovo in viso, come stavolta. Oppure saremo diventati abbastanza bravi da schivare l'impatto ed afferrarlo con le mani. 

Fonte: ansiasociale. it

Questa zona d'ombra era sconosciuta eppure terribilmente familiare. Come se in fondo avessi sempre saputo che se ne stava da una parte a dormicchiare e che prima o poi si sarebbe svegliata. Puoi rinchiudere una tigre addomesticata in una gabbia ma non potrai fare in modo che smetta di essere una tigre. Non puoi fare in modo che diventi un mansueto gattino.
Quella sua natura selvaggia resterà immutata ed immutabile, pronta a comportarsi in modo imprevedibile quando meno te lo aspetti. 
Sono in quel punto del cammino in cui credo di dovermi guardare le spalle. 

giovedì 15 giugno 2017

4 Anni

Oggi sono quattro anni che mi sono trasferita, che vivo in questa casa, che ho cambiato la mia vita.
Lo rifarei? Altre mille volte. Non perché qui abbia trovato l'America, ma perché sto bene. Semplicemente. Non senza qualche problema ho trovato una mia dimensione, una sorta di piacevole equilibrio. 


La vita insieme a Fred non è sempre facile e non sono così sciocca da pensare che ciò costituisca un problema. Entrambi siamo cambiati e maturati in questi anni, siamo diventati più uomo lui e più donna io. Stiamo facendo un percorso che a volte è costellato di ostacoli ma tenendoci per mano riusciamo il più delle volte a superarli. 

Oggi lui compie 34 anni. Era così ragazzino quando l'ho conosciuto, mi sembra incredibile pensare a quanto tempo sia passato. Alle liti dei primi mesi, quando i nostri caratteri si scontravano in continuazione, quando sembrava impossibile capirsi, quando anche solo un messaggio poteva diventare motivo di tensione. 

Alle gonne che non volevo indossare e che lui mi ha insegnato a portare, facendomi riappropriare della mia femminilità.
Agli abbracci che non ero capace di dargli e di cui ora non potrei vivere senza.
A tutte quelle cose che non posso né voglio scrivere ma che ci sono, e stanno sempre qui dentro di me.
Auguri Amore. Auguri anche a noi due. 

domenica 4 giugno 2017

Ex

Fonte: Max Pelagatti: Il Bosco dei Ricordi

Che cosa strana il passare del tempo. Come scorre via veloce, come ci cambia. E' forse l'evento naturale che più mi sorprende, che maggiormente mi scuote. 
Ogni volta mi stupisco dei segni che questo brutale nemico lascia cadere addosso alle persone. Viviamo i giorni affannandoci e poi in un momento qualsiasi, guardandoci allo specchio, ci accorgiamo che siamo cambiati, che non siamo più quelli che eravamo.

Queste riflessioni estemporanee mi sono giunte all'improvviso. Scorrevo distrattamente la mia bacheca facebook quando mi sono saltate agli occhi alcune foto del mio ex. Mi chiese l'amicizia l'anno scorso e gliel'accordai, ma il suo è un profilo completamente vuoto e non avevo mai avuto modo di farmi i fatti suoi, come invece magari è capitato a lui con me.

Oggi stranamente c'erano queste foto di lui al mare con la sua donna. E niente, rivederlo dopo tanti anni mi ha fatto un effetto strano.
No, non pensate male gente di poca fede che non siete altro. Francesco trattieni la scure, nessun pensiero malizioso da parte mia. Nessun batticuore, nessuna tremarella, nessun palpito romantico giunto all'improvviso a scuotere i miei pensieri.
L'effetto strano è dovuto al tempo, a quelle frasi retoriche condivise poco più su. Il tempo è passato anche su di lui e chissà perché mi è sembrato strano, come se non me l'aspettassi.

Quando lo conobbi avevo 17 anni e lui già 24. Mi avevano colpito i suoi occhi acquamarina, probabilmente i più chiari e cristallini che abbia mai visto. E la sua voce: pacata, vibrante, bassa e roca. Era proprio un bel ragazzo e a differenza dei miei sbarbatelli compagni di scuola, lui era già un uomo. Lavorava, guidava, aveva una casa sua che condivideva col fratello. Come potevo non cascarci? come si poteva non cedere alle sue lusinghe? 
E insomma, alla fine mi innamorai. O credetti di esserlo, perché ora ho qualche dubbio al riguardo. Lo mandai al diavolo dopo un anno e dieci mesi perché, a differenza mia, i suoi sentimenti non si erano evoluti in alcun modo. A parte l'attrazione e forse anche l'affetto, non aveva nulla in più da offrirmi. Ed io, che non mi sono mai accontentata, preferii scansarlo piuttosto che restare legata a qualcuno che non mi mettesse non dico al primo posto...ma almeno al secondo o terzo. 

Quando conobbi Fred si sentì in qualche modo minacciato, anche se non ci frequentavamo più da diversi mesi. Capì che stavolta era diverso, che ero presa davvero. Alla mia migliore amica disse sprezzante che ormai non avevo più tempo per loro, che prima o poi mi sarei persino sposata e chi mi avrebbe più vista? non ho mai compreso quelle sue parole, quella specie di ira. Non mi voleva al 100% ma sembrava essere geloso che qualcun altro, invece, avesse trovato in me quello che lui non aveva mai visto. 

E insomma, mi sono lasciata andare ai ricordi.
Quando invece, in realtà, l'unica cosa che volevo dire è che è cambiato. Ha ancora quello sguardo a tratti serio e a tratti stanco. Ancora quegli occhi verde acqua che non trovi addosso a nessuno. Ma non è più quel gran pezzo di figliolo che ricordo e questa cosa, in qualche modo, mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Davvero non c'è modo di sfuggire al tempo, a queste lancette che impietose scandiscono in maniera ineluttabile quanto ci resta. E quanto ci manca per diventare qualcosa di diverso, qualcosa che al chiaro di luna, in una notte qualsiasi di 14 anni fa, non credevamo neanche possibile.

Allo stesso tempo mi sono chiesta come mi veda lui nelle mie, di foto.
Devo aver perso anche io quella freschezza, quell'aria giovanile. Devo essere anche io diversa, qualcosa che poco ha a che vedere con ciò che ero. E anche se è tutto logico, normale e fisiologico...bé, lasciatemi dire che accettarlo è ancora un po' lontano dalle mie attuali capacità.