martedì 19 settembre 2017

Pillole Assassine

Fonte: vaccaricarlo. wordpress. com

Stamattina c'era un cielo sorprendente.
A tratti grigio, a tratti azzurro, con certe sfumature di rosa che sembravano le pennellate di un artista. Il sole non aveva ancora fatto capolino e si nascondeva tra le nuvole scure rendendo il tutto più triste e cupo. 
Avevo voglia di piangere, di far uscire l'amarezza e la disillusione.
Voglia di urlare fino a sconvolgere anche le onde del mare, che già burrascose si riversavano sulla spiaggia rincorse dal vento.
Un cavallo procedeva adagio sul bagnasciuga. Era scuro anche lui, nero quasi quanto la pece. Sembrava una visione surreale, di una bellezza sconvolgente.
Mi sarebbe piaciuto vederlo correre, scappare, agitare la coda lunga e la criniera. Invece se ne stava mogio mogio, tranquillo, seguito dal suo padrone. 

L'autunno sta poggiando le basi più velocemente di quanto pensassi e sento di non essere pronta. Sento di provare nostalgia per quelle stille di vita intensa che hanno accompagnato la mia estate. Nostalgia di quel sole cocente sotto il quale in certi momenti mi è sembrato di morire. Nostalgia per quelle sensazioni di gioia indescrivibile che si intervallavano al dolore.
E ora mi pare sia rimasto solo quello. 

Mesi fa scrissi che scegliere la pillola blu o quella rossa avrebbe cambiato le cose.
E' stato davvero così. Mai profezia si avverò più facilmente di questa. 
Avrei potuto scegliere la salvezza e invece scelsi la catastrofe. Ed ora pago le conseguenze di quell'errore, di quegli attimi di ribellione. 

venerdì 15 settembre 2017

Riflessioni Estemporanee

Poco fa commentavo un post di Gus che mi ha raccontato di Gaia, una fidanzatina che gli scriveva lettere ai tempi della scuola.
Ho ricordato allora i miei fidanzatini, Valerio e Valerio.
Erano due, anche se portavano lo stesso nome. L'uno moro e scuro, l'altro biondo e con gli occhi azzurri. Il primo irruento, energico, vitale. Il secondo tranquillo, dolce, delicato.
Entrambi avevano scelto me che incapace di scegliere li avevo voluti tutti e due.
Questo strano menage a trois funzionava alla grande, senza fraintendimenti né segreti. Non mi sono mai chiesta se avrebbe potuto funzionare anche al contrario, dovendo io accettare di dividere uno solo di loro con un'altra bambina. 
Probabilmente no. 

Fonte: esagesi. com

E allora ho pensato alla monogamia, alle doppie vite, all'incapacità di tante persone di scegliere qualcuno un giorno e poi rinnovare la scelta anche tutti i giorni seguenti.
Pure di questo ho parlato con Gus, sotto un altro suo post.
E mi è tornato un pensiero cui ho prestato una certa attenzione negli ultimi tempi. Un pensiero secondo il quale la monogamia altro non sia che una gabbia entro la quale decidiamo di confinarci, consapevoli che forse non saremo sempre capaci di mantenerla.
Siamo esseri fatti di carne, di istinti, di cellule che impazziscono, di elettricità. Possiamo scegliere una strada e poi girarci, di tanto in tanto, a guardare cosa c'è nelle altre strade. Per curiosità, per rispondere ad un desiderio di conoscenza, per attrazione dell'ignoto. 
Un tempo avrei condannato tutto questo senza appello, con quel rigore assolutistico che solo i giovani appassionati riescono a partorire.
Sono ancora una giovane appassionata ma agli assolutismi non credo più. Credo che quella doppia scelta in tenera età volesse dire già molto. Volesse dire mi piace il dolce ed il salato, mi piace la pioggia e amo il sole, agogno i boschi di montagna e le sabbie dorate incendiate dal sole. Sono luce e ombra, il diavolo e l'acqua santa. E se tutti accettassimo di non saper essere sempre perfetti, sempre adeguati, sempre impeccabili, forse sarebbe un mondo migliore. Un mondo privo di catene, anche di quelle autoimposte. 

mercoledì 13 settembre 2017

Come I Pescatori

Sono diventata come quei pescatori che non possono fare a meno del mare anche quando mancano le condizioni per poter pescare.
Se ne stanno lì di fronte, la mattina presto, vestiti di tutto punto. Osservano le loro barche che riposano sulla spiaggia, guardano le onde. Quasi non si parlano, si scambiano solo poche parole. 
Mi piacerebbe sapere a cosa pensano, se sono contenti di potersi riposare ogni tanto o se quando sono a terra stanno ancora sognando di essere in mare. 
E' un lavoro duro il loro, un lavoro che gli segna la pelle, il corpo, che li rende più simili a delle rocce indurite che a degli esseri umani. 

Fonte: spreafotografia. it

Sono diventata come quei pescatori che tutte le mattine, con la pioggia o col sole, non possono fare a meno di mettere piede sulla spiaggia.
Tutto il tragitto che mi porta al mare non lo sento neppure, come se le gambe viaggiassero da sole. Il mio respiro coperto dalla musica, dal palpitare veloce del mio cuore.
Poi arrivo lì e capisco che tutto ha avuto un senso. La sveglia presto, l'aria pungente sulle braccia nude, i capelli da mortificare dentro una coda alta, gli sguardi indiscreti della gente. 
Ne vale la pena, sempre. 
Perché quelli sono gli unici momenti in cui mi sento davvero libera. Gli unici in cui mi sembri di lasciar cadere tutto e ricongiungermi interamente con me stessa e le mie sensazioni più vere.


"Una volta che avrete conosciuto il volo, 
camminerete sulla terra guardando il cielo, 
perché è là che siete stati, 
ed è là che vorrete tornare."
Leonardo da Vinci. 

lunedì 4 settembre 2017

A Settembre

Primo lunedì di settembre. Sono rientrata a lavoro già da alcuni giorni e le ferie appaiono già lontanissime, come se il passaggio tra agosto e il nuovo mese avesse costituito una sorta di barriera, una demarcazione tra l'estate e l'accingersi dell'autunno.
Il trentuno agosto faceva caldissimo, il primo settembre stava per piovere. E' rinfrescato, nell'aria c'è già una netta percezione di cambiamento. Sono uscita a camminare ugualmente, avevo bisogno di muovermi. Incurante dei tuoni e dei lampi ho attraversato il mio lungomare che sembrava un altro, così distante da quello del giorno prima da farmi male al cuore. 
E' tutto diverso. La gente se ne sta andando, le facce note non ci sono quasi più. Tempo dieci giorni e chiuderanno i chioschi, forse resterò da sola con il mare. E anche se avevo a lungo agognato questo momento, quando i turisti avrebbero lasciato le spiagge, al sol pensarci avverto una sensazione di vuoto. 

Fonte: meteo. com

Questa estate è stata diversa da tutte le altre. E' stata un'estate di scoperte, di novità. E anche di un dolore che mi porto appresso silenziosa, senza potergli dare voce. 
L'autunno è alle porte e faccio fatica a lasciare andare tutto questo. Odio l'idea di buio che porta con sé. Le poche ore di luce, le mattinate fredde, le mani che iniziano a congelare, la sensazione di solitudine che sembra risucchiarmi. 
Credo che catturerò gli ultimi scampoli d'estate aggrappandomi ad essi con tutta la mia tenacia.

giovedì 31 agosto 2017

Spirito Libero

Me lo chiedo da mesi e non sono ancora riuscita a rispondermi. Davvero io non so da dove sia sbucata tutta questa voglia di libertà.
Forse è arrivata quando sono riuscita a respirarla, quando ne ho sentito l'odore e ne ho apprezzato il tocco. Nel momento esatto in cui ne ho assaggiato la consistenza, ho capito che non potevo più vivere senza, che mi era necessaria come l'aria.
Ed ora me la sento addosso, me la sento dentro. Sulla pelle, tra i capelli, dentro le vene, tra le spalle, sulla schiena, sulle gambe che percorrono chilometri come se dovessero fuggire da qualcosa...o andarle incontro.
Come un morbo si è diffusa ovunque ed ora non c'è più una sola parte di me che sia priva della sua essenza, del suo desiderio incessante.

Fonte: allwalls. com

A 32 anni sento di dover affermare la mia individualità, il mio essere Sara a prescindere dalla persona che ho scelto di avere al mio fianco, dal mio lavoro, dalla mia famiglia, dai miei hobby. A prescindere da tutto quello che ho fatto o che mi sono cucita addosso negli anni. 
Senza voler rinnegare né lasciare nulla, sento di possedere dentro un'irrequietezza che è un po' quella dell'adolescenza. Quando nessuna stanza riusciva a contenermi, quanto un intero paese mi sembrava troppo stretto ed asfissiante. Quando la mia anima sembrava voler uscire dal mio stesso corpo.

Sono regredita. Anziché andare avanti sono tornata a quelle sensazioni lì.
E la verità è che non me ne dispiace neanche un po' perché sebbene mi senta sempre come su una graticola, questa frenesia mi piace, mi fa sentire viva. Mi dona una nuova linfa, una nuova voglia di esistere. Di toccare di più, di ascoltare meglio, di ballare fino a stancarmi, di non andare a dormire fin quando non mi sento realmente sfinita.
Ho voglia di conoscere, di annusare, di vivere al massimo dei miei cinque sensi.
Questa estate mi ha tolto qualcosa ma mi ha anche dato molto ed io spero di portarmi dietro tutte queste sensazioni...che perderle per la strada, adesso, sarebbe un po' come morire.


"La libertà non si può spiegare. Si può soltanto respirare senza pensarci, come l’aria, e come l’aria rimpiangerla quando non c’è più. A differenza dei dogmi, non reclama certezze e non ne offre. I suoi mattoni sono i dubbi e gli errori, gli slanci e gli abusi. I suoi confini sono labili, mobili. E la sua rovina è l’assenza di confini, che le toglie il piacere sottile della trasgressione."
(Massimo Gramellini)

venerdì 25 agosto 2017

Il Dolce e l'Amaro

Fonte: d7unicam. it


Sono tornata.
Beh, non proprio. Sono tornata dai miei 4 giorni di vacanza ma ora sono a casa dei miei per vedere gli amici prima di ripartire.

Che dire di questa manciata di giorni fuori? Siamo stati benissimo. Compagnia allegra, sorrisi sempre pronti a fuoriuscire dalla pancia prima ancora che dalla bocca. Poi sole, mare, gioia infinita e pensieri rilegati il più lontano possibile da me. Li ho ridimensionati, li ho compresi, li ho cacciati via. E ora la speranza è che restino così piccoli anche quando tornerò alla base, tra le mura domestiche. Anche quando non sarà possibile esercitare distrazioni tali da poterli così ben accantonare.

Al mattino uscivo presto e camminavo, beandomi di un lungomare assai più bello del nostro. Più organizzato, più vitale, ricolmo di sportivi già alle prime luci dell'alba.
Eppure meno selvaggio, meno impervio, meno simile a me di quanto non sia il mio lungomare. Era tutto così perfetto da sembrare finto, messo lì per fare buona impressione. Ed è possibile che sia esattamente così: se avessi un luogo turistico tra le mani, lo progetterei allo stesso modo.

Certo per arrivarci la strada è stata tutt'altro che piacevole.
E trovarsi tra i luoghi del terremoto a guardare con i propri occhi Accumoli, Amatrice ed Arquata del Tronto è stato straziante. Ripensare a Gigi e Pasquetta, al dolore di un anno fa che talvolta ci colpisce ancora, quando meno ce lo aspettiamo. 
Vedere quelle case sbriciolate, quegli edifici ormai perduti, quei calcinacci ovunque...ancora, dopo un anno. I lavori sembrano pochi e forse ancora poco organizzati. Poche casette colorate, ancora macerie dappertutto. Troveranno mai la pace questi luoghi? E le persone che vi abitano? 

martedì 15 agosto 2017

Lividi Sul Cuore

Fonte: Pinterest


Una tristezza sotterranea che si nasconde dietro ogni sorriso.
Che si cela agli occhi del mondo e si rivela completamente solo quando si è da soli.
Essere forti spesso è soltanto una facciata e tornare a stare bene diventa un mantra da ripetersi notte e giorno. Un obiettivo, uno scopo, un fine altissimo.

Non si soccombe solo per amore verso se stessi ma quanto è intricata la via che porta al sentirsi meglio? Quante volte si cade attraversando la strada? Quanto durano i lividi sul cuore?
Restano per sempre, si assorbono...oppure restano lì, visibili solo ai nostri occhi, a ricordarci quanto siamo stati stupidi?

domenica 13 agosto 2017

Una Notte Meravigliosa


Vivo in una località di mare da poco più di quattro anni. Una località che in questo periodo di tempo ad essere sincera mi ha offerto molto poco. Tant'è che l'ho sempre utilizzata semplicemente per passare la settimana, vivere col mio compagno, lavorare. Indicativo di questo fatto c'è un atteggiamento che non ho mai cambiato: quello di sfuggirne la domenica, tornare dai miei oppure raggiungere Roma per svagarmi un po'.
Questo modo di vedere il posto in cui vivo è iniziato a mutare sei mesi fa, quando ho cominciato ad esplorare il territorio iniziando a camminare e conoscendolo molto più intimamente di quanto avessi fatto fino a quel momento. Era sempre stato un luogo qualsiasi dove abitare ma è poi diventata casa mia. Grazie a questa attività che mi ha cambiato in meglio la vita e donato nuova linfa a cui attingere, io sono finalmente entrata in contatto profondo con questi luoghi. Con le sue vie, le sue strade, il suo stile di vita, le sue tante contraddizioni.
Ora mi interesso di tutto. Di ciò che offre, di come vengono spesi i soldi delle nostre tasse, di come si chiamino le strade, di quello che combinano in Comune.

E fu proprio leggendo la pagina Facebook del nostro Comune - peraltro tenuta sempre ben aggiornata, come una vera e propria linea diretta con i cittadini - che una decina di giorni fa venni a sapere che il 12 agosto sarebbe giunto qui il Circo Nero.
E da lì è stato un crescendo di gioia, di esaltazione, di voglia di esserci. Di ballare fino a sfinirmi, di divertirmi fino a non avere più fiato in gola e aria nei polmoni.
Non vi racconto le polemiche bigotte e complottiste di certa gente piccola piccola. Di come abbiano cercato di sminuire un evento di questa portata con parole come "rave party", "droga libera", "perversione".

Dio Santissimo. Ma ci sono venuti questi falsi puritani a vedere cosa è stato? Li hanno visti i bambini, gli anziani, la gente che voleva semplicemente divertirsi e che ha fatto esattamente questo?
Il Circo Nero ieri sera mi è piaciuto da matti. E non so cosa farò da qui alla fine di settembre ma sinora posso definire la serata di ieri come la più bella e divertente della mia estate. E probabilmente anche delle ultime estati. Perché a dire il vero non mi divertivo così tanto da tempo. Troppo troppo tempo. 

E' stato meraviglia, musica, costumi ben fatti, ottimi dj - io ho apprezzato particolarmente Onassis ma c'era anche il famoso Dj Ross di M20 - gente desiderosa di divertirsi.
Il tutto nel massimo rispetto della sicurezza, con perquisizioni doverose all'ingresso che mi hanno resa più tranquilla e certamente non infastidita. 
Ho ballato fino a sfinirmi e questa notte ho dormito solo quattro ore. Ma Dio se ne è valsa la pena. Unico problema è l'astinenza: ne vorrei ancora. 
Perché questo non è il Circo a cui siamo abituati. E col circo ha ben poco a che vedere se non la stessa magia. 


Ah, due doverose parole di ringraziamento al mio compagno.
Che odia ballare, che è stato in piedi per ore senza lamentarsi solo perché avevo la felicità negli occhi. Che ha sopportato stoicamente uno spettacolo di cui non gli importava per amor mio.
Grazie Fred.

venerdì 11 agosto 2017

Debolezze

LORD JIM di VINICIO CAPOSSELA:
Nessuno è mai protetto
Dalla sua debolezza
Che se ne sta nascosta
Come una serpe dentro un rovo
Vilmente sconosciuta
Appena sospettata
Ma invece rivelata
Nel momento che sta a te
Lord Jim

Credevi di esser forte,
Credevi di esser saldo
Ora sai chi sei, ora che sta a te
Lord Jim
Proprio ora che sta a te
Lord Jim

Le domande non ti toccano
Ti piegano e t'interrogano
Tornare indietro un attimo
Ma non c'è niente da rifare
Solo da aspettare
La prossima occasione che ancora tocchi a te
Lord Jim

Ora hai mancato il colpo, ma di questo non si muore
E' solo che ora sai, di che pasta sei
Lord Jim 
Per commettere un crimine
Ci vuole il suo coraggio
Ma per voltar la testa
Basta la debolezza
Sono tutti complici
E non te ne vorrebbero
Ti giustificherebbero, giustificando loro

Ma è dentro te che sai com'è che farai
Come ti comporterai
Quando ancora starà a te
Lord Jim

La chiave della cella è meglio siano i giudici a tenerla
Lasciare al mondo fuori la condanna e l'assoluzione
Ma a farsi giudici di sè non c'è più espiazione

Non c'è un confessore a cui affidare la tua pena
Sali il tuo calvario di esule in esilio
Porta sulle tue spalle la tua croce di Caino
Non c'è abbastanza terra più per te
Terra più per te

Ora hai fatto il salto
E il pozzo non ha fondo
Hai perso l'innocenza
Sei uno di noi
Lord Jim
Ora hai la conoscenza
Sei uno di noi
Lord Jim
Hai perso l'innocenza
Sei uno di noi
Lord Jim
Fonte: wordpress

Da tenere a mente, sempre.
Grazie Elena. 

mercoledì 9 agosto 2017

Alla Frutta

Fonte: ok-salute.it


Sono alla frutta, non saprei come altro dirlo.
Sono al limite, cammino sul ciglio della strada incerta su come procedere.
Manca meno di una settimana, appena pochi giorni all'inizio delle Ferie. 
E sarò finalmente libera. Se non dai miei pensieri, quantomeno lontana dalle solite incombenze quotidiane. 
Perché la verità è che non ne posso più. Arrivo a questo punto dell'anno completamente sfibrata, satura, colma fino all'orlo.
Spossata dal caldo, dalle responsabilità, dalle mille cose a cui stare dietro ogni giorno, dai sorrisi a comando, dal mostrare empatia anche quando non c'è.

Voglio stare in pace, soli io e lui.
O in mezzo ad altre mille persone a ballare suadenti canzoni latine sulla spiaggia, al chiaro di luna. 
Leggera come una farfalla, priva di vincoli.
Felice. 

sabato 5 agosto 2017

A Passi Lenti

Tanti prodotti sul mercato e non ce ne sta uno che sappia azzerare i pensieri.
Che li annienti, che li riduca in polvere, che stacchi completamente il cervello e i suoi diabolici giochetti. 
Una pozione magica, un unguento miracoloso, una ricetta di eterna gioia e serenità.
Forse chiedo tanto, chiedo troppo.
Chiedo di poter dimenticare come se bastasse un colpo di spugna, come se fosse sufficiente volgere lo sguardo da un'altra parte.

Fonte: ponzaracconta. it

E a dire il vero ci provo tutto il giorno a farlo e so di aver già fatto passi da gigante. Mi sento meglio, ci penso meno, mi concentro di più su tutto il resto. Che poi quel resto è la mia vita e merita tutta l'attenzione possibile.

Però, c'è sempre un però.
In alcuni orari sono più vulnerabile che in altri e in certi momenti resettare il pensiero diventa un peso insostenibile. La mente viaggia, compie i soliti deleteri giri, ritorna su quegli schemi sbagliati e si crogiola in quei tormenti. Il pugno allo stomaco arriva pochi secondi più tardi, mozzandomi il respiro. L'aria defluisce fuori, io mi sento mancare.
Penso ad una lavagna bianca da cancellare, penso a quanto sarebbe bello se le cose potessero realmente funzionare così.

martedì 1 agosto 2017

6 Mesi a Camminare

Esattamente sei mesi fa iniziavo a camminare. 
Uscii di casa con il freddo pungente del primo febbraio. Indossavo le mie scarpe nuove, un giubbino blu, una tutina rossa. Camminai solo per mezz'ora con le mani gelide che si riscaldarono pian piano, con il naso che sembrava staccarsi per il gelo del primo mattino, con la sensazione che forse il giorno dopo non ce l'avrei fatta né quelli dopo ancora. 
Eppure ce l'ho fatta. Il giorno dopo tornai su quelle strade. E così i giorni successivi. 

All'inizio fu tutto tremendamente difficile, a cominciare dal fatto che dovevo abbandonare il tepore del mio piumone ed affrontare la nebbia, il vento ed il gelo che imperversavano fuori. Non sono mancati gli ostacoli, qualche infortunio, gli sguardi e la curiosità della gente che non capiva chi me lo facesse fare.
Fonte: rivistainforma. it

Eppure pian piano io mi sentivo più forte. Pian piano iniziavo ad apprezzare la fatica che mi raggiungeva i polpacci, poi le cosce e infine i glutei. Pian piano iniziai a sentire quanto tutto questo mi stesse facendo bene, quanto di me ci stessi mettendo.
Cominciai ad apprezzare l'effetto benefico ed energizzante dell'adrenalina, la sensazione di potere che avevo sulla fatica, sul fiato, sul mio corpo per intero. 
Iniziò a piacermi sul serio, come ti può piacere qualcosa che non hai mai preso in considerazione ma di cui poi ti innamori anima e corpo, come a diventare una cosa sola. 

La musica nelle orecchie, la sensazione dei miei piedi sull'asfalto, il vento che mi accarezza la pelle, il mare che mi fa compagnia. La testa che si svuota e che si riempie di cose, simultaneamente. Ora cammino anche un'ora e quaranta minuti e certe volte vorrei non dover smettere mai, continuare ad oltranza. Nonostante il sudore, nonostante le cose da fare che mi attendono a casa, nonostante faccia un caldo asfissiante già alle sei e mezzo del mattino.

E vogliamo poi parlare dei benefici fisici?
  • Mi sento più attiva, più piena di energie, con le pile che si ricaricano faticando;
  • Le gambe si sono assottigliate, tonificate, modellate. Ok, non sono ancora perfette: ma sono migliori di 6 mesi fa.
  • Ho perso un po' di peso ed ho nuovi muscoli sodi dove prima non ne sentivo;
  • Ne ha beneficiato la circolazione sanguigna: io che soffrivo sempre di gambe stanche in estate, quest'anno sto decisamente meglio.
  • Allo specchio mi piaccio di più;
  • Mi sono abbronzata un po', pur proteggendomi sempre dal sole.
Oggi sono sei mesi che cammino ed io auguro a me stessa di non smettere mai. Di non perdere mai questa abitudine che è diventata passione e dipendenza. 

domenica 30 luglio 2017

La Lenta Risalita

E' quando si cade in basso che si coglie il vero significato della parola "risalita".
Le difficoltà, i momenti di dolore acuto, le asperità che si incontrano lungo il cammino. 
Il decidere consapevolmente di abbandonare il fiato corto e di riprendere a respirare normalmente. Quella voglia atavica di gettare il pensiero - o il ricordo - più lontano possibile da noi stessi. 
Il bisogno di stare meglio, di tornare a sorridere con il cuore, con la pancia, con tutti i muscoli del corpo e della bocca. 
Un sorriso sincero, senza sforzi, di quelli che ti nascono da dentro e che si irradiano in ogni più piccola venula.

Fonte: devianart. net

Nulla di quello che è accaduto può essere cancellato.
Le emozioni, le sensazioni, le parole, l'ululato del mare in sottofondo. 
Però può essere accantonato, messo da parte, rigettato nell'angolo più sperduto di noi stessi. Lo si può ridimensionare, si può scegliere di credere al buono e scartare tutto il resto. 
Io voglio essere forte. 
Non sono una vittima. Certe scelte sbagliate le ho fatte sapendo a cosa andavo incontro. O quantomeno immaginandolo. Che poi tra l'immaginazione e la realtà spesso ci sia un abisso, questo non significa nulla al momento. Io sapevo e nonostante tutto ho preso quegli sprazzi di felicità. Li ho accolti, li ho vissuti fino in fondo. Ed ora che non sono più nulla se non un cumulo di cenere, devo semplicemente andare avanti. Raccogliere i cocci, fortificarmi. 
E intendo farlo signori miei, con tutta me stessa. 

venerdì 28 luglio 2017

Il Mare Lo Sa

Il mare lo sa.
Sa tutto quello che mi passa per la mente.
Sa cosa penso, quello che provo, il tumulto che si agita in fondo al mio cuore e che costringe lo stomaco in una morsa d'acciaio. 
Ha visto, ha spiato, ha ascoltato. 
Ha capito, forse ancora prima di me.
Si è agitato per una settimana intera, sbattendo le sue lunghe onde sulla sabbia. Proprio come me non si capacitava, come me è stato travolto dal vento.

Fonte: digilander. libero.it

Siamo diventati amici, io e lui. Amici inseparabili. Amici che non possono essere divisi, amici che si devono vedere tutti i giorni.
Lui sa ed è solo a lui che io posso parlare. Senza aprire bocca, semplicemente portandogli lo sguardo addosso. 
Amo il suo odore che sa di casa, di brezza, di corse a perdifiato sulla sabbia bagnata. Non è un mare perfetto questo qui, ma è diventato il mio mare ed io lo amo come amerei una carezza inattesa e fin troppo desiderata. 
Se solo sapesse calmarmi. Se solo riuscisse ad azzerare il malessere che mi si agita dentro e che permea le mie giornate, che si espande dentro di esse contaminandole. 
Se solo fosse un balsamo in grado di lenire le ferite, di leccare via il sangue che scorre. 

Il Mare lo Sa. 
Ha visto, ha capito. E non mi dice niente perché mi sta compatendo. In silenzio.

giovedì 20 luglio 2017

32

Fonte: crescereleggendo. wordpress.com


Trentadue sono le candeline che oggi virtualmente sto spegnendo.
Una torta vera non la voglio, che non capisco davvero cosa ci sia da festeggiare.
Mi mette un'ansia questo numero...mi fa sentire più grande e vecchia di quanto non mi senta nella mia testa. Mi etichetta in un modo nel quale non mi sento, mi definisce come non sono.

E' un compleanno un po' amaro ed ho come la sensazione che per i prossimi il livello di questa amarezza salirà vertiginosamente perché la verità è che non riesco a vivere bene il passare del tempo. Lo vivo senza pensieri e forse il problema è proprio qui: dovrei incasellarli certi pensieri, dargli un verso ed un senso, programmare di più. E invece no. Sono una trentaduenne che vive alla giornata, che pensa al massimo a quello che dovrà fare domani e a stento intravede la prossima settimana. 

In che punto della mia vita ho smesso di preoccuparmi per il futuro ed ho iniziato ad avere questo atteggiamento? quand'è che ho smesso di controllare la mia vita e fare progetti?
E soprattutto: perché non mi manca il periodo in cui invece controllavo tutto e programmavo ogni cosa?

Sento di non voler crescere, di voler restare qui. Sento che tutte le responsabilità che non voglio mi sono avulse, ostili...e maledettamente vicine. Le sento minacciose perché vogliono entrare a tutti i costi. Per quanto tempo ancora riuscirò a respingerle? A mettergli le mani sul petto per cacciarle via?

Crescere è un impegno serio e la serietà al momento mi sta stretta.
Voglio essere leggera, pensare solo alle mie sensazioni, a questa estate così diversa dalle precedenti, ad una me stessa che in certi frangenti non riconosco più.
Forse ho solo bisogno di andare in ferie. Ma si, banalizziamo così. E intanto...auguri a me, in ogni caso. Che il 20 luglio rimane pur sempre un giorno di festa.

giovedì 29 giugno 2017

Caduta Libera

Pippa ha scritto un post sull'ansia generalizzata che la sta colpendo in quest'ultimo periodo della sua vita. Mi sono ritrovata in un paio delle sue frasi, con l'eccezione che io con certe sensazioni ci ho convissuto per anni, fin dalla più tenera infanzia.
Quell'approccio tranquillo e disincantato alla vita e ai suoi accadimenti non l'ho mai avuto. Credo di aver sempre preso tutto troppo di petto, in un continuo affannarmi. Come se una vita senza tachicardia e batticuore non fosse realmente possibile.

fonte: copia-di-arte. com

Eppure negli ultimi anni sono stata relativamente tranquilla. Ho trovato una mia dimensione, non ho subito scossoni tali da dovermi alzare la notte con la sensazione di cadere nel vuoto. Tante volte mi è bastato abbracciare la schiena di Fred per sentirmi più tranquilla.

Vorrei che fosse così anche adesso. 
Vorrei non dovermi sentire così oppressa, così maledettamente sulle spine.
Già fa caldo, c'è proprio bisogno di sentirsi come all'interno di un forno crematorio?
Questo continuo agitarsi porta distrazione, affanno, fame d'aria, la sfibrante sensazione di un incessante respiro mozzo. 
Dentro senti come un buco sullo stomaco che ti pesa, ti agita, ti corrode. 
E' un po' come scavare, scavare, scavare. Senti proprio il rumore dello scalpello che lavora e che man mano ti toglie un pezzo della tranquillità faticosamente costruita. Pian piano la riduce in briciole. Tu le vedi cadere in terra, pezzi distrutti della tua anima, e ti chiedi se riuscirai a rimetterli nuovamente al loro posto.

venerdì 23 giugno 2017

Goditi il Viaggio

Fonte: Apiediperilmondo. com

Il caldo qui sta ricoprendo ogni cosa, ne siamo invasi come da uno stormo di cavallette. Al mattino mi alzo ancora prima, metto la protezione solare e poi cammino, cammino, cammino. Mi sembra di non poterne più fare a meno, di non saper iniziare la giornata in altro modo. Mi sento così viva in quei momenti che mi chiedo come facessi prima, come vivessi prima, come potessi alzarmi senza pensare di indossare le scarpe ed uscire. 
Mi sembra un'altra vita questa, una vita migliore. Ed è diventato un bisogno fisico così forte e totalizzante che ho paura di farmi male, paura degli imprevisti, paura persino di andare in ferie e non avere modo di continuare con questa routine. Credo addirittura che impronterò le vacanze estive in modo da farci andare dentro questa cosa, fosse anche l'ultima cosa che faccio.
Mi sento bene solo quando sento i muscoli lavorare, come se ne stessi diventando dipendente. Mi libero, come se dai pori insieme al sudore uscissero anche negatività e brutture. Come se potessi azzerare il cervello, anche se pure in quei momenti non smetto mai di pensare. A volte sento gli ingranaggi lavorare più forte della musica, anche se ne alzo il volume. 

E di pensare in questi giorni non posso fare a meno. Lo faccio di notte, invece di riposare bene. Lo faccio quando mi alzo e mi preparo la colazione. Lo faccio quando la strada diventa invisibile e sento solo me stessa. Pensieri a cui non darei collocazione in altri frangenti ma che in quei momenti diventano presenti e vivi quasi e quanto più di me.

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"Nel camminare si ricerca ovviamente il benessere e la felicità: quello degli incontri, del sole sulla pelle, del profumo del mare, di vivere e godere a pieno della propria presenza.
Siamo camminatori dalla nascita. Ed il cammino è talmente importante in tutti i secoli e tutte le tradizioni che la sua metafora è fortemente radicata nel nostro immaginario: la vita in fondo è un viaggio, verso una meta, in cui ogni passo è una ricerca e una scoperta del mondo e di se stessi. "
Fonte: Apiediperilmondo.com

domenica 18 giugno 2017

Effetto Boomerang

Recentemente ho conosciuto una nuova parte di me stessa. Una parte che forse c'è sempre stata ma che ho lasciato all'angolo per quieto vivere, per paura, o forse solo perché non ero ancora pronta per farla uscire.
Pronta credo di non esserlo ancora e in cuor mio spero di non esserlo mai. E' una zona d'ombra che ho visto in controluce e che mi ha lasciata perplessa. Tutti abbiamo una visione di noi stessi, una sorta di mappatura dei pregi e dei difetti ai quali aggiungiamo nuove voci man mano che viviamo. Ci sono caratteristiche di cui andiamo fieri, altre che preferiamo non vedere né menzionare. Alcune ci arrivano addosso come un boomerang:  possiamo cercare di allontanarle nuovamente, sapendo che poi torneranno indietro. Ci colpiranno di nuovo in viso, come stavolta. Oppure saremo diventati abbastanza bravi da schivare l'impatto ed afferrarlo con le mani. 

Fonte: ansiasociale. it

Questa zona d'ombra era sconosciuta eppure terribilmente familiare. Come se in fondo avessi sempre saputo che se ne stava da una parte a dormicchiare e che prima o poi si sarebbe svegliata. Puoi rinchiudere una tigre addomesticata in una gabbia ma non potrai fare in modo che smetta di essere una tigre. Non puoi fare in modo che diventi un mansueto gattino.
Quella sua natura selvaggia resterà immutata ed immutabile, pronta a comportarsi in modo imprevedibile quando meno te lo aspetti. 
Sono in quel punto del cammino in cui credo di dovermi guardare le spalle. 

giovedì 15 giugno 2017

4 Anni

Oggi sono quattro anni che mi sono trasferita, che vivo in questa casa, che ho cambiato la mia vita.
Lo rifarei? Altre mille volte. Non perché qui abbia trovato l'America, ma perché sto bene. Semplicemente. Non senza qualche problema ho trovato una mia dimensione, una sorta di piacevole equilibrio. 


La vita insieme a Fred non è sempre facile e non sono così sciocca da pensare che ciò costituisca un problema. Entrambi siamo cambiati e maturati in questi anni, siamo diventati più uomo lui e più donna io. Stiamo facendo un percorso che a volte è costellato di ostacoli ma tenendoci per mano riusciamo il più delle volte a superarli. 

Oggi lui compie 34 anni. Era così ragazzino quando l'ho conosciuto, mi sembra incredibile pensare a quanto tempo sia passato. Alle liti dei primi mesi, quando i nostri caratteri si scontravano in continuazione, quando sembrava impossibile capirsi, quando anche solo un messaggio poteva diventare motivo di tensione. 

Alle gonne che non volevo indossare e che lui mi ha insegnato a portare, facendomi riappropriare della mia femminilità.
Agli abbracci che non ero capace di dargli e di cui ora non potrei vivere senza.
A tutte quelle cose che non posso né voglio scrivere ma che ci sono, e stanno sempre qui dentro di me.
Auguri Amore. Auguri anche a noi due. 

domenica 4 giugno 2017

Ex

Fonte: Max Pelagatti: Il Bosco dei Ricordi

Che cosa strana il passare del tempo. Come scorre via veloce, come ci cambia. E' forse l'evento naturale che più mi sorprende, che maggiormente mi scuote. 
Ogni volta mi stupisco dei segni che questo brutale nemico lascia cadere addosso alle persone. Viviamo i giorni affannandoci e poi in un momento qualsiasi, guardandoci allo specchio, ci accorgiamo che siamo cambiati, che non siamo più quelli che eravamo.

Queste riflessioni estemporanee mi sono giunte all'improvviso. Scorrevo distrattamente la mia bacheca facebook quando mi sono saltate agli occhi alcune foto del mio ex. Mi chiese l'amicizia l'anno scorso e gliel'accordai, ma il suo è un profilo completamente vuoto e non avevo mai avuto modo di farmi i fatti suoi, come invece magari è capitato a lui con me.

Oggi stranamente c'erano queste foto di lui al mare con la sua donna. E niente, rivederlo dopo tanti anni mi ha fatto un effetto strano.
No, non pensate male gente di poca fede che non siete altro. Francesco trattieni la scure, nessun pensiero malizioso da parte mia. Nessun batticuore, nessuna tremarella, nessun palpito romantico giunto all'improvviso a scuotere i miei pensieri.
L'effetto strano è dovuto al tempo, a quelle frasi retoriche condivise poco più su. Il tempo è passato anche su di lui e chissà perché mi è sembrato strano, come se non me l'aspettassi.

Quando lo conobbi avevo 17 anni e lui già 24. Mi avevano colpito i suoi occhi acquamarina, probabilmente i più chiari e cristallini che abbia mai visto. E la sua voce: pacata, vibrante, bassa e roca. Era proprio un bel ragazzo e a differenza dei miei sbarbatelli compagni di scuola, lui era già un uomo. Lavorava, guidava, aveva una casa sua che condivideva col fratello. Come potevo non cascarci? come si poteva non cedere alle sue lusinghe? 
E insomma, alla fine mi innamorai. O credetti di esserlo, perché ora ho qualche dubbio al riguardo. Lo mandai al diavolo dopo un anno e dieci mesi perché, a differenza mia, i suoi sentimenti non si erano evoluti in alcun modo. A parte l'attrazione e forse anche l'affetto, non aveva nulla in più da offrirmi. Ed io, che non mi sono mai accontentata, preferii scansarlo piuttosto che restare legata a qualcuno che non mi mettesse non dico al primo posto...ma almeno al secondo o terzo. 

Quando conobbi Fred si sentì in qualche modo minacciato, anche se non ci frequentavamo più da diversi mesi. Capì che stavolta era diverso, che ero presa davvero. Alla mia migliore amica disse sprezzante che ormai non avevo più tempo per loro, che prima o poi mi sarei persino sposata e chi mi avrebbe più vista? non ho mai compreso quelle sue parole, quella specie di ira. Non mi voleva al 100% ma sembrava essere geloso che qualcun altro, invece, avesse trovato in me quello che lui non aveva mai visto. 

E insomma, mi sono lasciata andare ai ricordi.
Quando invece, in realtà, l'unica cosa che volevo dire è che è cambiato. Ha ancora quello sguardo a tratti serio e a tratti stanco. Ancora quegli occhi verde acqua che non trovi addosso a nessuno. Ma non è più quel gran pezzo di figliolo che ricordo e questa cosa, in qualche modo, mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Davvero non c'è modo di sfuggire al tempo, a queste lancette che impietose scandiscono in maniera ineluttabile quanto ci resta. E quanto ci manca per diventare qualcosa di diverso, qualcosa che al chiaro di luna, in una notte qualsiasi di 14 anni fa, non credevamo neanche possibile.

Allo stesso tempo mi sono chiesta come mi veda lui nelle mie, di foto.
Devo aver perso anche io quella freschezza, quell'aria giovanile. Devo essere anche io diversa, qualcosa che poco ha a che vedere con ciò che ero. E anche se è tutto logico, normale e fisiologico...bé, lasciatemi dire che accettarlo è ancora un po' lontano dalle mie attuali capacità. 

domenica 28 maggio 2017

Sul Bivio

La vita è un percorso, io l'ho sempre vista in questo modo.
Un percorso non privo di ostacoli, di pericoli, di cadute rovinose sull'asfalto. Ma anche di soddisfazioni, di piaceri, di momenti così speciali che ne valgono una intera. 

Un percorso non privo di ostacoli, dicevamo. Perché la vita ci mette alla prova.
Lo fa quotidianamente con piccole grandi sfide che talvolta accettiamo e altre raggiriamo con abile maestria.
Poi ci sono quelle prove alle quali non sappiamo o possiamo sottrarci, che per certi versi ci prostrano e per altri sembrano volerci aprire uno spiraglio di novità. Da una parte vorresti scappare, dall'altra ti avvicini al fuoco danzandoci vicino, seppur con la paura di scottarti. 
Alcune di queste sfide sono state messe lì per farci capire chi realmente siamo. 

Vuoi la pillola blu o la pillola rossa? 
E tu sai che da quella risposta dipenderanno tante altre cose, forse tutti gli anni a venire. Catastrofe o salvezza. Che poi non ci sarebbe neanche bisogno di pensarci, no? Eppure.

Fonte: ordinedeldrago. com

Eppure non è così scontato. 

giovedì 25 maggio 2017

Brezza

Dieci giorni che non riempio di parole queste pagine. Ma credetemi, avrei potuto scrivere ogni giorno per la quantità di fatti, di pensieri, di cose di cui invece ho riempito la mia vita. E va bene così in fondo, si scrive quando se ne ha voglia, forse quando non se ne può fare a meno.

Tante cose dicevo. Riassumiamone qualcuna, giusto quelle che possono essere riportate qui.

Fonte: internazionale. it
Qualche mattina fa appena prima di svegliarmi ho sognato di avere un buco sanguinolento in testa, poco sopra la fronte, sotto i capelli. Lo sentivo far male, mi guardo allo specchio e vedo questa spaventosa sciagura, profonda almeno un centimetro. E allora comincio a sbraitare verso quelli che ho intorno, spaventata, dicendo che me l'abbiano provocata con l'acido. 
Mi sono svegliata molto scossa. Allora ho indossato le mie scarpette, sono andata a camminare al mare ed è passato tutto.

Si, il mare. In questi giorni sembra che non ne riesca a fare a meno. Alcune volte è una splendida tavola blu, come recitava una vecchia canzone. In altri si agita burrascoso, arrabbiato, riversa la sua spuma sulla sabbia cacciando avventori di qualunque tipo.
Quegli avventori con i quali non avrei mai voglia di scontrarmi, che quasi mi sembrano di troppo, che un poco rovinano la bellezza di questi miei momenti di solitudine nei quali vorrei semplicemente immergermi nella natura e ascoltare solo il ritmo dei miei piedi sul pavimento del lungomare. 
E invece ci sono persone con i cani, gente che come me cammina o corre, qualcuno che aspetta il ritorno dei pescatori per comprare merce fresca, operai che lavorano. 
Solo venti giorni fa eravamo solo noi e ora talvolta mi tocca quasi rallentare per far posto agli altri. 

La zona buia di questa mia attività è che attira la curiosità di molte persone. Gente che si ferma per parlarmi, gente che mi chiede quando e se sono uscita, gente che pretende di sapere che percorso faccio, gente che mi osserva nell'ombra e poi viene a dirmi dove mi ha vista e perché. Vi sembra normale tutto questo? Questa morbosità dilagante? A volte mi piacerebbe indossare un mantello dell'invisibilità e attraversare le strade senza che nessuno possa vedermi. Trasparente, impalpabile, sfuggente. Conscia solo di me stessa, della brezza che mi arriva sul volto, del sole che mi scalda la pelle, delle canzoni che mi accompagnano. 

lunedì 15 maggio 2017

Strali di Fumo

Ho sognato mio zio, disteso morto sul letto così come l'ho visto appena due settimane fa, giorno della sua sepoltura. Con il viso marrone, gonfio, gli occhi sigillati. 
E fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se non che poi a fasi alterne si svegliava, si alzava, faceva delle cose. Per poi rimettersi a letto, di nuovo morto. 
Non mi pare abbia detto qualcosa, è rimasto in silenzio anche in quei brevi momenti in cui si risvegliava. E non capisco cosa ci facessi in quella stanza, sentivo solo un gran bisogno che lo portassero via per mettere fine a quel tormento. Ma nel frattempo pensavo che se lo avessero seppellito così, poi avrebbe potuto svegliarsi anche in quella gelida tomba e non potersi più alzare.

Fonte: sognienumeri. it
Il giorno del funerale prima che andassi via la zia mi ha detto che era orgoglioso di noi nipoti. Anche se viviamo tutti lontani: due a Milano, uno a Rieti, io sul litorale laziale. E loro sono in provincia di Napoli.  
Non hanno mai avuto figli e non ho mai saputo se li avrebbe voluti o meno. La zia sono certa che ne desiderasse, con i bambini è sempre stata di una dolcezza unica. Ma lui chissà, era difficile capire cosa pensasse sul serio, quali fossero i suoi desideri e le sue speranze. 
Forse anche per questa ragione sapere che parlava di noi, orgoglioso, mi ha fatto bene al cuore.

Con lui ridevamo, scherzavamo, ci raccontava aneddoti in quella sua lingua dialettale che a volte la si capiva e a volte no. Salvo poi tornare serissimo e parlare in un italiano perfetto quando voleva che tutti lo comprendessimo. Da bambina mi faceva i dispetti e so che quando nacqui, con gli occhi azzurro cielo come i suoi, si sentì felice come se fossi stata sua. Se ne andava in giro dicendo a tutti che gli era nata una nipote con i suoi stessi occhi chiari. E immagino ci sia rimasto un po' male quando essi divennero nocciola, appena un anno dopo.

Ma insomma zio, com'è possibile che io ti pensi così tanto? com'è possibile che la tua morte mi abbia sconvolto fino a questo punto? Ci separavano quasi 300 km, ci vedevamo una volta l'anno quando andava bene. Eppure ho sempre nutrito per voi un amore che non saprei spiegare e che forse è la causa, ora, di questo dolore che non se ne va. Volevo dirti che puoi tornare a trovarmi quando vuoi, nei sogni. Che non mi fai paura e che, se volessi anche dirmi qualcosa che non mi hai detto in vita, io ti ascolterei. 

martedì 9 maggio 2017

Sola, Col Mare

Il mare che sbatte sul bagnasciuga. Arrabbiato, furente, rincorre le sue onde con indomabile precisione.
Io che non posso fare a meno di guardarlo, di respirarne la brezza a piene narici, mentre sento i muscoli che mi implorano di non fermarmi, di non smettere mai.
C'è poca gente la mattina presto. In acqua solo i pescatori che tornano stanchi con le loro barche, i volti bruciati dal sole, le mani piene di calli, le barbe incolte screziate di bianco.

Fonte: deviantart. net

Inalo la libertà e so che non potrei più farne a meno.
Sento che il mare è un po' come me: vuole prendere il largo ma poi torna sempre lì, a ridosso della costa. 
Non ho mai amato questo posto come ora che lo vivo pienamente, che lo attraverso a piedi macinando chilometri, che lo guardo con occhi diversi sentendomi parte di lui. E a quanti mi chiedono perché vado da sola, rispondo che non voglio zavorre. Che la libertà ha un prezzo altissimo e che per comprarla ho impiegato troppi anni. 
Non voglio compagnia, non voglio scambiare chiacchiere, non desidero qualcuno che percorra quelle strade insieme a me. 
Mi piacciono la musica nelle orecchie, i fiori a bordo strada, le mie scarpette amatissime, il vento tra i capelli, la sensazione di gioia che mi pervade, il sudore che mi scende addosso e di cui non mi vergogno più. 
Ho un solo rimpianto : non aver iniziato prima. 

giovedì 4 maggio 2017

Sguardi

Le regole dell'attrazione sono strane. Forse non sono neppure regole. Può capitare ovunque, in qualsiasi posto, in qualunque momento. 
Mi trovavo in una stanza insieme a tante altre persone, per lo più sconosciute. E c'era lui, questo tizio mai visto prima e che mai rivedrò.
Gli occhi si sono incastrati spesso, era un continuo tornare a guardarsi. Ci scrutavamo, consci delle altre persone ma più di tutto della presenza dell'altro/a. 
Ci siamo anche salutati alla fine, solo una stretta di mano ed un arrivederci. In realtà non capiterà più. Solo che questo incontro mi ha portato mille domande, mille pensieri. 
Puoi avere accanto chi vuoi, anche quello che consideri l'amore della tua vita, eppure non riuscirai a smettere di guardare quella persona tra mille che il tuo corpo riconosce, con cui si crea una chimica particolare anche senza mai sfiorarsi.  

fonte: laprimapagina. it

sabato 29 aprile 2017

Spilli di Dolore

La vita va avanti, dicono.
Perciò nonostante il dolore che sento pungermi il petto, a lavoro io oggi ci vado ugualmente.
A fingere sorrisi ed allegria, a cercare di essere professionale nonostante tutto.

Fonte: nathionalgeografic

Mio zio se ne è andato questa mattina alle quattro, dopo atroci sofferenze. 
E' stata un'alba scura questa. Un'alba con un sole effimero a ricordarci che dopo la tempesta verrà comunque il bel tempo.
Mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima che la zia riveda il sole, prima che possa sentire nuovamente il suo calore sulla pelle. 

Domani mattina si parte presto e si raggiunge Napoli. In mezzo alla gente in festa per il ponte del primo maggio, noi saremo figure scure dietro una bara lucida. 
In questo momento ho tante di quelle lacrime raccolte dentro gli occhi che se le contassi diverrebbero un lago. Freddo, ostile, grigio, ricoperto di nuvole annerite di fumo.

E allora adesso mi vesto e vado a lavoro. Per qualche ora cercherò di mettere in stand by queste emozioni che mi devastano il cuore. Cercherò di non pensare a mia madre, che al telefono questa mattina sembrava inerme e sola. 
Sono morti tutti, dice. La sua famiglia non esiste più. Morti tutti e morti giovani, senza speranze. Le ho ricordato che ci siamo noi, che ha un'altra sorella a Milano, che ha dei nipoti, delle persone che la amano. Ma intanto quel fratello con cui scherzava al telefono non c'è più. 
E che ho da dirle, io? Io che anche in questa situazione sono lontana, io che la riabbraccerò domani in mezzo a quello strazio. Io che trattengo le lacrime e penso che nulla abbia senso, davvero nulla. 

Respira Sara, respira. E' già ora di andare. 

venerdì 21 aprile 2017

KO

Fonte: inran. it

Da un paio di giorni a questa parte non mi sento particolarmente in forma.
Ho continuamente sonno, questo freddo di ritorno sembra impossessarsi delle mie membra con una facilità disarmante e ho un mal di testa pressoché fisso che non mi dà tregua. 
Mi sento proprio giù di corda, a voler essere sincera.
Spero che mi passi in fretta perché da qui al 25 aprile ho diversi impegni da onorare e vorrei farlo nel miglior modo possibile. 
E intanto, sebbene siano solo le 13, io già sogno di andare a letto, spegnere la luce e non sentire né vedere più nulla. Conto le ore che mi separano da questo epilogo di giornata e so già che sarà come una lenta corsa ad ostacoli. 

lunedì 17 aprile 2017

L'Importanza di Avere Una Faccia da Culo di Riserva



La faccia da culo è quella cosa senza la quale al giorno d'oggi non puoi fare il giro dell'isolato senza che la gente capisca esattamente a cosa stai pensando.
Ti leggono dentro, se ne accorgono quando ti sono simpatici e ancor più facilmente quando ti stanno sulle palle. E questo, credetemi, è un bel problema per chi deve campare servendo gli altri. Vendendogli cose, dispensandogli sorrisi, ascoltando le loro chiacchiere.
E' inevitabile. Prima o poi da quella porta entrerà qualcuno che ti starà mortalmente sulle scatole e tu, balordo essere umano privo di faccia da culo, non saprai dissimularlo. Ti mancheranno i mezzi. 

Proverai a sorridere ma non ci riuscirai. Proverai ad ascoltarlo ma i tuoi occhi all'insù faranno comprendere a chiunque nel raggio di chilometri che invece stai pensando al buco dell'ozono. Cercherai di levartelo dai piedi il prima possibile e non sarai capace di dedicargli neanche una di quelle piacevoli accortezze che dispensi a tutti gli altri.
E lui se ne accorgerà. Lo capirà subito, perché potrai pure detestarlo a pelle, ma di sicuro non è stupido. Si renderà conto della differenza, del tuo modo di fare, degli sguardi che non gli si posano mai addosso, della faccia annoiata o scazzata.

Ti pesteresti i piedi perché odi non essere sempre così professionale da saper erigere una barriera di 6 metri tra te e il resto del mondo. Ti bacchetteresti le mani per essere così trasparente, così incredibilmente incapace di dissimulare un sentimento. 
Ti chiedi come sia possibile che in quasi dieci anni di commercio tu non abbia ancora imparato a fingere quantomeno di possederla, la faccia da culo.
Saresti disposto ad acquistarne una, a pagarla pure profumatamente. Ad azzerare quei miseri risparmiuccci che tieni da parte. Per una faccia da culo nuova di zecca lo faresti.
E invece.
E invece nessuno te la vende.
Nessuno ti insegna a preparartela da sola.
Nessuno ti dice come cavolo si fa a fingere simpatia per qualcuno che non riesci a tollerare e che ti fa venire l'orticaria pure se si trova a trecento metri di distanza. 

Ti schiaffeggeresti ad intermittenza ma tanto sai che non basterebbe. Perché c'è poco da fare: la faccia da culo, questa meravigliosa virtù, tu non ce l'hai. 
E quando quella persona entrerà dalla porta, pur odiandoti con tutta te stessa, non riuscirai a farle credere qualcosa di diverso da ciò che realmente pensi. Non riuscirai a fingere, anche se lo vorrai tremendamente. 
Lei lo saprà e nel giro di poco lo sapranno anche gli altri, la notizia si allargherà a macchia d'olio e tu sarai ancora lì ad invidiare quelle vere ed autentiche facce da culo di cui certamente è pieno il mondo. Quelle che possono fare e pensare tutto senza che si sappia in giro. 

domenica 16 aprile 2017

Le Uova nel Paniere

Questa domenica di Pasqua doveva andare diversamente. Un invito a pranzo, lo scambio delle uova, le solite risate, il cibo che danza sulla tavola. Alla fine invece è stato annullato e così Fred ed io abbiamo scelto di starcene a casa da soli. Mi sono svegliata per le 9, io che di solito mi alzo presto. Ho fatto colazione con calma, risposto ad alcuni messaggi di auguri. E poi mi sono messa a stendere il bucato e a pulire casa come una massaia d'altri tempi, mancava solo il fazzoletto in testa. Ho preparato una parte del pranzo e fra un'oretta lo mangeremo. 
Passerò il pomeriggio a disfare scatoloni ed armadi per il cambio di stagione. E domani, grigliata dai miei genitori con i cugini. Tutto sommato è andata bene. Volevo avere del tempo per fare queste cose e l'ho avuto. Volevo potermi godere un po' la casa e lo sto facendo.
Si, mio padre voleva che lo raggiungessi oggi e non l'ho fatto. Ma a volte sento davvero l'esigenza di dilatare i tempi e gli spazi e fare le cose con calma, senza correre di qua e di là. 
Ieri ad esempio è stata una giornata sfibrante, di quelle che già a metà ti senti fusa. Ed ho avuto modo di vedere tutta la fragilità di mio cognato, a tal punto che ho provato un'empatia immensa, tale da dimenticare i suoi ritardi, i suoi gesti irresponsabili e tanto altro. Per qualche ora mi sono sentita vicina a lui e ai suoi pensieri come se fossero anche i miei. E allora ti accorgi che la famiglia è anche questo: voler bene pure a quello scavezzacollo che tutti considerano, a ragione, una pecora nera. 

Fonte: dreamstime
Detto questo, Buona Pasqua a tutti voi. In qualunque modo decidiate di trascorrerla.

martedì 4 aprile 2017

Stanche Parabole

Una foto che è un pugno allo stomaco.
Il volto ingrossato, le mani gonfie. La pelle bianca, un tempo sempre abbronzata ed ora ricoperta di ecchimosi. Le occhiaie profonde, i solchi rugosi. 
Ma un sorriso sbarazzino e strafottente, nonostante tutto. Di chi soffre e allo stesso tempo un po' se ne frega di questa vita che gli scivola tra le mani. 

Fonte: fotocommunit. it
Non posso fare a meno di guardarla e se un po' mi vien voglia di ricambiare quel sorriso sghembo, dall'altra sento il bisogno di piangere. Perché forse non potrò rivederlo vivo. Perché probabilmente tutte queste giornate di dolore e di fatica non daranno buoni frutti. 
Perché penso alle sofferenze della zia nel curarlo ogni giorno, nell'aver dovuto lasciare il lavoro, nel non avere molti parenti vicino che possano aiutarla a gestire una situazione di emergenza come questa. 

La vita è una ruota che ti concede pochi giorni veramente felici e poi mesi di agonia. A chiederti perché e se ha davvero senso venire al mondo. Mi chiedo quali possano essere i pensieri di chi sta così male, ad un passo dal buio. Forse si ripensa ai momenti clou della propria vita. La morte del padre in gioventù, gli anni in Germania, l'incontro con la zia, le difficoltà di una vita a farsi bastare il poco denaro. Poi l'impossibilità di lavorare, la sterilità, la lontananza dalle sorelle, la morte della madre. Si, forse si ripensa a tutto questo. E a tutte quelle cose che non so e che sono soltanto sue. Forse ogni tanto pensa anche a me, a quando mi faceva i dispetti fingendo di non essere lui il responsabile. Ai capelli che mi tirava, ai calcetti sul sedere, a quelle parole sconosciute in dialetto stretto che mi chiedeva di codificare. 

lunedì 27 marzo 2017

Marzo Pazzo

Era iniziata come una bella giornata. C'era il sole, gli uccellini che cinguettavano, la prospettiva di un'ora di luce in più di cui poter godere nel pomeriggio. Tutto sommato, le prospettive per un lunedì meno sgradevole del solito c'erano tutte.

Fonte: scrivere. info
Poi sono arrivati i tuoni, i lampi, le prime gocce di una pioggia divenuta presto scrosciante.
E l'umore è andato a finire sotto le scarpe, come sempre in questi casi. Mi sono ricordata improvvisamente che è lunedì, che ho una settimana intera e piena zeppa di cose da fare dinanzi a me, sei giorni di lavoro e di momenti pregni ed intrisi di rotture di scatole.
Poi il portone condominiale che sbatte pesantemente...di nuovo. La voglia di uscire fuori, sbraitare addosso a queste persone che se ne fregano di un bene comune ma che poi stanno tanto attenti ai propri, a quegli spazi non condivisi che hanno acquistato da soli. Come se si trattasse di due mondi differenti, di due dimensioni lontanissime seppur così vicine. 
Credo davvero che una persona la si possa giudicare anche da queste piccole cose. Dal modo in cui tratta le cose che appartengono anche ad altri. Dal tono di voce che usa in casa propria pur sapendo che al di là di queste sottili mura ci sono altre persone. In altre parole: dal modo in cui sta al mondo sapendo di non essere i soli.