lunedì 20 novembre 2017

Granelli

Da bambina pensavo che la vita adulta avesse un solo pregio, quello di non dover andare a scuola. Tutto sommato lo penso anche adesso. 
Ho vissuto quegli anni come appesa ad un macigno. 

Sono sempre stata una bimba tranquilla ma dentro avevo un vulcano pronto ad eruttare. Sentivo addosso un'immensa responsabilità di portare a casa buoni vuoti, di far contenti i miei genitori, di renderli orgogliosi. E a scuola sono sempre andata bene. Non per scelta, non perché mi piacesse, non perché la ritenessi importante. Studiavo per dovere e lo facevo come se da ciò potesse dipendere qualunque altra cosa. Mi impegnavo tremendamente togliendo alla mia vita una serie di cose che mi avrebbero distolto dall'obiettivo. 
Io non ero una secchiona. Ero una bambina e in seguito un'adolescente che studiava per paura di fallire. 


Odiavo dover entrare in quell'aula. Odiavo le interrogazioni, i compiti in classe, gli esercizi alla lavagna, i pomeriggi spesi ad imparare la lezione del giorno dopo. Odiavo la sequela di mesi che dovevo trascorre facendo la brava. Seduta composta, in silenzio, ascoltando spiegazioni interminabili. Proprio io che ho l'attenzione di un neonato e che facevo una fatica assurda per non deconcentrarmi. Per non pensare a quanto sarebbe stato bello essere fuori da quelle mura, a raccogliere fiori su un prato verde, oppure chiusa in casa a leggere un libro di mia scelta. 
A scuola ho imparato molto ma quando ne sono uscita ho tirato un sospiro di sollievo che mi sento ancora addosso. In questi dieci anni di lavoro non mi sono mai sentita altrettanto oppressa, altrettanto schiacciata dai doveri e dal senso di responsabilità. 

Certo, ci sono state lezioni meravigliose. Come quelle di storia dell'arte o di letteratura latina. Ma è come se nel tempo fossero del tutto evaporate anche quelle.

Forse per questa ragione non vorrei mai tornare indietro, non vorrei mai dover rivivere la mia infanzia. A ripensarci adesso la vedo permeata di giornate grigie e spente, passate dentro un edificio dal quale avrei solo desiderato poter fuggire.

venerdì 17 novembre 2017

Note di Sottofondo

La musica è una compagna di vita.
Della mia, sicuramente. 
E non mi riferisco solo al fatto di portarmela sempre dietro quando cammino. 
La prima cosa che faccio quando mi sveglio al mattino è accendere la radio. E' una sorta di rito, un modo di iniziare la giornata cercando di darsi la carica. E' come dire non mi arrendo al silenzio, voglio che il ritmo mi scorra dentro fin dal primo istante che passo alzata. 

Fonte: acquaphi. it

Ci sono canzoni che hanno segnato un'epoca, una tappa della vita, una fase dell'esistenza. Canzoni di cui ricordiamo il testo anche anni dopo dall'ultimo ascolto. Canzoni che ci insegnano qualcosa, che traducono un'emozione, un sentimento, che sembrano essere state scritte per noi. Per quel momento, per quel pensiero, per quel dolore o per quella gioia. 

Non sono un tipo che si affeziona ai cantanti, se non in rarissimi casi. Non sono neanche un tipo che prenota concerti e attende con ansia il momento di goderseli.
La musica mi piace nella vita di ogni giorno, proprio come un accompagnamento. Mi piace come colonna sonora, come sottofondo, come versi che sedimentano attraverso il fluire dei miei giorni. E a volte mi chiedo, se non esistesse la musica, che vita triste e spenta che potremmo condurre. 

mercoledì 15 novembre 2017

Nuvole Basse

Secondo Gus, scrivere un post al giorno potrebbe aiutarmi a risalire la china da questo malumore autunnale nel quale sono invischiata fino al collo.
E perché non provarci? in fondo non mi costa nulla. Fin da bambina scrivere mi ha sempre aiutata a dipanare i grovigli o a dare un ordine logico a ciò che logico non mi sembrava. 

Fonte: immagini.4ever. eu
Questa mattina mi sono svegliata di soprassalto. Non sapevo che tempo c'era fuori, se avrei potuto uscire a camminare oppure se mi sarei dovuta nuovamente accontentare di fare step al piano di sopra. Mi sono alzata così di corsa, pensando che fosse già tardi, che ho rischiato più volte di cadere con la testa che girava come una trottola. 
Il cielo non era un granché, era coperto dai soliti nuvoloni scuri e minacciosi. Tuttavia non pioveva e non c'era vento, per cui mi sono vestita in fretta e sono uscita. Sentivo le gambe volersi muovere a tutti i costi, quasi infastidirsi per la sabbia bagnata sul lungomare che a tratti mi rallentava e a tratti sembrava volermi far scivolare.
Avrebbero voluto andare più veloci, non fermarsi per un istante neanche a guardare quel cielo che annunciava burrasca sulla meravigliosa distesa d'acqua. Ho scattato una foto per immortalare quegli attimi in cui sentivo addosso il timore di un'ipotetica tempesta in arrivo e allo stesso tempo la gioia per averlo comunque superato.

In pochi attimi il lungomare si è popolato di gente con i cani, troppo vestiti per una giornata non troppo fredda come questa. I giubbini calati fino al mento, i cappelli di lana fino agli occhi, le mani dentro guanti spessi. Ho pensato che mi sarei vestita così tanto solo sulla neve, mai in una giornata tutto sommato mite come questa. Ma forse io avevo il calore addosso della camminata e loro il torpore di chi si scrolla il piumone senza realmente volerlo abbandonare. 
Non ho camminato molto, alla fine, meno di quanto avrei voluto e potuto. Era tardi per i miei canoni e c'erano le solite cose da fare che mi attendevano al ritorno. 

Sogno un'intera settimana di sole. Un'intera settimana di allenamenti all'aria aperta, con la mia musica alle orecchie, le gambe felici e scattanti, il cuore allegro.

martedì 14 novembre 2017

Come un Ghiro

Sono due settimane che non aggiorno, lo so.
Purtroppo mi trovo invischiata in una sorta di letargico malumore dovuto a questa stagione che mi è così ostile. Odio il grigiore, detesto la pioggia, provo un sincero ed autentico orrore per il freddo. Mi sento di vivere a metà. Alla sera arrivo stanca come se avessi corso la maratona di New York e invece ho semplicemente fatto le stesse cose di sempre. Che non sono poche, ma di sicuro sono all'incirca le stesse che in estate o in primavera.
Mi manca quella vitalità tipica della bella stagione, quando mi sveglio già pimpante con il sole che mi entra nel cuore e poi si irradia ovunque alla velocità della luce.
Mi manca quel desiderio di vivere, di uscire, di stare in mezzo alla gente, di ascoltare musica dal vivo, di guardare il mondo, di ballare con la radio accesa.
Come ogni anno in questo periodo agogno per tutto il giorno il momento di andare a letto, abbracciare Fred e mettermi a dormire. E al mattino la sveglia è peggio di un trapano che buchi il cervello. 

Fonte: www.valtrompianews. it

Mi dico che mi abituerò anche a questa orribile stagione. Mi dico che non penserò all'entrare in letargo come al più allettante dei sogni.
Tuttavia se mi dessero la possibilità di addormentarmi questa sera e risvegliarmi direttamente il primo di aprile, lo farei senza indugio.
Mi risparmierei gli addobbi di Natale, la ricerca dei regali, i geloni alle mani, la tristezza delle cinque del pomeriggio quando già cala la notte.

venerdì 3 novembre 2017

Di Acqua Sotto i Ponti

Il tre novembre di dieci anni fa iniziavo a lavorare. Entravo per la prima volta nel più longevo negozio di ottica del paese come dipendente e non più come semplice visitatrice.
Tutto mi sembrava incantevole ma anche molto più grande di me. Tante le cose da imparare ed un insegnante ormai decisamente poco presente. Era anziano, stufo, con troppi problemi sopra quelle spalle magre. Una moglie nevrotica che lo accusava anche del cattivo tempo, una figlia problematica di oltre cinquant'anni, un figlio assente ed una nuora di cultura russa che malediceva a distanza. Capii presto che avrei dovuto destreggiarmi in mezzo a quelle beghe familiari ancor prima che tra le mansioni del negozio. Talvolta, a soli ventidue anni, mi sentivo sopraffatta per essere lasciata così sola a padroneggiare un mestiere che non era ancora il mio. Ero una ragazzina timida che stava sbocciando piano piano, che aveva ripreso a mangiare solo perché forzata, che perdeva intere ciocche di capelli, che doveva gestire anche problemi più grandi di lei. 
Sono cresciuta molto in quei due anni. Ho perso l'aria infantile, un po' di ingenuità, capito il modo in cui dovevo approcciarmi alla clientela. Avrei potuto imparare molto di più se ce ne fossero stati i presupposti ma lo feci in seguito, altrove. 
Non ho mai avuto la liquidazione che mi spettava. L'avrei ottenuta, forse, se mi fossi accanita. Se avessi fatto vertenza, se avessi dissanguato quella famiglia già piena di debiti. Preferii non farlo, proprio per quel vecchio che stava morendo e che non meritava l'ennesima pugnalata. Ho ancora un paio di occhiali da sole che mi regalò il primo Natale, li custodisco come una reliquia insieme ad una radio rosa che mi diede quando chiuse il negozio.

Fonte: viaggiareoltre.it

Sono passati dieci anni e di acqua ne è passata sotto i ponti. Ho perso la timidezza, ho acquisito forza e determinazione...quantomeno sul lavoro. 
Ho capito che lavorare con la gente ha molti risvolti meravigliosi e altrettanti lati negativi. Ho capito che devi sorridere sempre, anche a costo di farti venire precocemente le rughe. Che devi salutare tutti, sia all'entrata che all'uscita, anche chi non fa acquisti. Che le donne le devi ascoltare anche quando parlano di figli, di pediatri, di antipatie, di noiose riunioni condominiali. E che agli uomini non devi far mancare la battuta ed il sorriso, perché alcuni di loro scelgono un negozio piuttosto che un altro anche in base alla donna che trovano dietro il bancone. 
Ho capito che la pulizia è il primo vero atto inderogabile da ripetere giornalmente, senza se e senza ma. Capito che per non farsi mettere i piedi in testa è necessario mostrarsi adulti, anche quando si è giovani e poco esperti.
Capito che non è possibile farsi delle amicizie tra i clienti, neanche tra quelli che vedi ogni giorno e con cui instauri un rapporto di simpatia reciproca. Che un divario deve essere sempre presente e che una barriera sottile vada sempre mantenuta. 
Ho capito che tante persone ti vedranno sempre e solo come un'entità astratta da salutare a malapena ma che, molte altre, si affezioneranno al punto di farti dei regali o spedirti una cartolina quando viaggiano, come se fossi una persona di famiglia.
Capito che la gente ruba o cerca di fregarti e che devi sempre stare all'erta, vigile, senza mai poterti veramente rilassare. 
Ho capito, soprattutto, che questo lavoro mi piace. Che ho bisogno di questo contatto costante con la gente anche se in certi periodi mi satura al punto di non poterne più. E che in quei momenti riprendere fiato è l'unico vero espediente per tornare con le batterie cariche...così come la gente mi vuole. Sorridente, efficiente, sempre presente.


martedì 31 ottobre 2017

Mare Torbido

Questa mattina il mare era torbido, come torbide erano le nuvole che gli si specchiavano addosso. Si faceva fatica a distinguere dove finisse la distesa d'acqua e dove iniziasse il cielo. Sembravano un tutt'uno di azzurro plumbeo, che pian piano è andato a schiarirsi col sopraggiungere del sole. Quando era ormai venuta l'ora, per me, di tornare a casa.

Fonte: ilgiunco. net
Con la musica alle orecchie ho pensato che del mare io godo tutto fuorché il suo rumore. Mi sono chiesta se questo sia un modo per vivere un'esperienza a metà, non colma nella sua interezza. 
Sovrasto lo scalpiccio delle onde con note, ritmi e parole che ripercorro canticchiando mentalmente senza emettere il minimo rumore. E' il mio modo di affrontare la camminata senza lasciare che sopraggiunga la noia ma anche un sistema di isolamento dal mondo. Dai cani con i loro padroni, dai pescatori presso le loro barche, dai rumori delle auto poco oltre. Un modo per essere sola con me stessa, riempirmi gli occhi di queste bellezze naturali e al contempo fingermi assente, lontana, distante persino dalla terra che calpesto con le mie scarpette. 

Sabato mattina c'è mancato poco che mi investissero. E' stata questione di secondi. Forse il mio amico Cristiano lassù mi ha preso per mano e gettato oltre le strisce, lì dove stava sfrecciando un'auto che non avevo visto. Avevo scorto la prima, mi ero fermata ed ero ripartita. Ma eccola lì, la seconda, così vicina al mio corpo da poterla quasi toccare. Ho ringraziato il mio passo svelto e i riflessi pronti di quell'uomo che si è poi fermato, spaventato anche lui, per redarguirmi. Per un attimo ho pensato che volesse scendere e rincorrermi, farmi del male. Aveva già una gamba fuori dall'abitacolo. Gli ho chiesto scusa, ormai non potevo fare altrimenti. Per tutta la giornata non ho pensato altro che a quei secondi che mi hanno salvata dall'impatto.

domenica 22 ottobre 2017

Domenica d'Ottobre

Fonte: eventiatmilano. it

Il grigiore, il vento, poi la pioggia. Ora un timido sole che si affaccia.
Eccola qui la mia domenica, riassunta in questi sbalzi climatici con una sola costante, quella di rendermi irrequieta ed annoiata come non capitava da mesi. 
Sono ancora in quel mood di ostilità sciocca ed irresponsabile verso l'autunno, che mi costringe a gioire solo dei giorni belli, quelli in cui il sole entri a far capolino già dalle prime ore del mattino e non mi abbandoni fino al tramonto. Quelli in cui sembri ancora estate, con queste ottobrate romane che hanno rotto le scatole a tanta gente ma che a me hanno garantito una sorta di estatico benessere. 

Complice la prima influenza stagionale di Fred, oggi ce ne siamo rimasti in casa. Ho anche dormito un po' nel pomeriggio, mi sono dedicata a quello che si potrebbe definire relax.
Ma il fatto è che avrei voluto uscire, camminare, vedere di nuovo il mare, prenderlo per mano e ridere insieme a lui delle questioni più disparate, senza un motivo apparente se non la voglia di stare insieme in allegria. 

A volte alla sera rimpiango l'estate. Quando ci vestivamo in fretta dopo la doccia ed il lavoro, con la pelle ancora umida. La gente che si riversava per le vie del centro, la musica ovunque, i gelati da consumare al posto della cena, quella sensazione di gioia che si inalava come si fa con l'aria. I fuochi d'artificio sull'acqua, il cane-pecora che prendevamo sempre in giro per il suo goffo stare al mondo, lo street-food, i festival rock, la musica latina. 

E non so perché ma ora tutto questo mi fa pensare alla cicatrice in mezzo agli occhi di quella ragazza aggredita una sera non troppo lontana da qui. C'era ancora gente per la strada, era ancora quasi estate, non era ancora notte. E' stata picchiata, ferita, derubata. E adesso non esce più da sola.
Lei così bella, lei con quegli occhi azzurri che feriscono il mondo.
Avrei potuto essere io. 

martedì 17 ottobre 2017

Tra La Nebbia

Sono questi i momenti in cui è più complicato scendere dal letto e decidere di andare a camminare. I momenti in cui fuori inizia a far freddo ed il letto ricomincia ad essere il rifugio ideale nel quale rintanarsi. A volte sarebbe centomila volte più semplice girarsi dall'altra parte e riprendere il sonno. Stamattina avrei dovuto far così. 
Mi sono alzata, ho fatto colazione, mi sono vestita. E quando ho aperto la finestra pensando di ritrovare il sole, c'era invece una fitta nebbia che ricopriva ogni cosa. Una roba mai vista, qui. Così fitta che non riuscivo a distinguere bene la casa davanti né i contorni del cielo. 

Fonte: art-spire. com

"Ormai sono vestita", mi sono detta. "E ho anche già rifatto il letto".
Per cui ho messo la musica alle orecchie e sono uscita lo stesso. Fuori l'ambiente aveva un qualcosa di surreale. Vedevo i fanali delle auto venirmi incontro ma non le auto stesse. Sotto i piedi era tutto bagnato, umido, scivoloso. Ogni passo mi dicevo che avrei potuto cadere e farmi male. 
Ho raggiunto comunque il mare, mentre il cappuccio della felpa e le maniche diventavano via via più umide e i capelli iniziavano ad essere bagnati ed informi. 

Sapevo dov'era il mare ma non lo vedevo. C'era una coltre di nebbia anche lì, a ricoprire quella distesa d'acqua che tante volte avevo guardato placida e serena e che adesso si nascondeva ai miei occhi. Sul lungomare solo un altro camminatore di mezza età, questa volta senza la moglie. 
Ci siamo guardati per un istante, come a dire "Siamo due cretini". E alla fine me ne sono tornata a casa, con la coda tra le gambe, ed ho continuato il mio blando allenamento facendo step. In quella stanzetta arancione che a paragonarla al solito tragitto pieno di alberi e di natura sembrava quasi una prigione. 

lunedì 9 ottobre 2017

Nutrire l'Amore

Fonte: favim. com


Nato sotto auspici non molto confortanti, questo weekend è stato invece il migliore da un sacco di tempo a questa parte.
E oggi, nonostante il tempo sia grigio e mesto, vado a lavorare serena, con un sorriso sulla bocca e  uno sul cuore. 

Avevo bisogno di lui, del mio uomo. 
Avevo bisogno che ci rinchiudessimo in una bolla e ci dedicassimo completamente a noi due, alle nostre sensazioni, al nostro benessere di coppia. 
Ne aveva bisogno anche lui, che mi ha preso per mano e mi ha portato ad assaggiare nuovi sapori, nuove delizie, nuovi desideri ed emozioni. 
Mi sono sentita sopraffatta da tanta bellezza ed ho capito cosa voglia dire coltivarsi. 

Non c'è pianta che possa crescere e generare fiori colorati che non sia stata prima doverosamente innaffiata. Bisogna essere giardinieri di noi stessi e della nostra storia. Pronti ad intervenire alle prime avvisaglie di siccità o di maltempo. Pronti a dedicarci tutte le energie che meritiamo.


“L’amore è come una pianta preziosa. Non puoi solo accettare di riceverla e lasciarla appoggiata sulla credenza o fare finta che sopravvivrà da sola. Dovrai continuare ad innaffiarla. Dovrai davvero prendertene cura e nutrirla”
 (John Lennon)

giovedì 5 ottobre 2017

A Ottobre Si Rinasce

Fonte: Wine Dharma

Ottobre ci sta regalando ancora delle belle giornate.
Il cielo è terso, fa caldo, sembra un po' una di quelle code d'estate che rivelano la presenza dell'autunno solo per la presenza di foglie cadute ai bordi delle vie. 
E ottobre, che pure non è uno dei mesi che preferisco, voglio sia un mese di rinascita e di rinnovamento. Come quando i serpenti cambiano pelle e lasciano la precedente lungo la strada. Quella pelle che li aveva accompagnati a lungo diventa materia morta e perisce sotto il sole come se non fosse mai esistita. 

La mia intenzione ora è quella di concentrarmi sulle cose e sulle persone davvero importanti. La famiglia, il mio compagno, il mio lavoro, la mia casa, le camminate. 
Questi sono i capisaldi della mia vita ed è a loro che io devo tutto, a loro che devo e voglio ridonare tutte le mie energie. 

Tra settembre e ottobre quando ero bambina ci preparavamo alla vendemmia. Erano giornate speciali, tra le mie preferite dell'anno. La cantina si riempiva di un profumo intenso e penetrante. La lunga tavolata accoglieva le risate e le battute di noi tutti. Lungo i filari le mani diventavano appiccicose e gli insetti ci danzavano intorno richiamati da quegli aromi zuccherini.
Si può anche amare l'autunno, in fondo. Basta trovarvi qualcosa di speciale. 

giovedì 28 settembre 2017

Come Una Leonessa

I miei giorni preferiti sono quelli in cui mi sento forte come una leonessa.
Mi alzo già carica, fuori ci sono il sole ed un bel tepore. Dentro sento ruggire la voglia di fare, la positività, l'allegria, l'ottimismo.
Sono i giorni in cui penso di poter riuscire in qualunque cosa. Giorni in cui potrei vendere la mia vitalità un tanto all'etto. 
Accendo la musica, ballo per la casa, tutto quello che faccio non mi comporta fatica. 


Fonte: sfumaturedimagia. com

Durante le ferie ho letto un manuale che mi ha aiutato molto. Non contiene la soluzione per essere sempre felici né quella per affrontare le situazioni che ci capitano al meglio.
Tuttavia mi ha acceso qualcosa dentro, una voglia di farcela che non saprei descrivere. 
Io voglio essere positiva.
Voglio sorridere, voglio coltivare solo bei pensieri.
Desidero vivere in pace con chi mi è intorno, lavorare bene, sentire l'energia che mi scorre nelle vene. A volte ne rileggo alcune pagine per motivarmi di nuovo, perché tutto quello che è stato scritto lo sapevo già e forse avevo solo bisogno di vederlo tatuato nero su bianco. Avevo già iniziato questo percorso e necessitavo di un'ulteriore spinta in questa direzione.

Io sono forte. Il mio sorriso può tutto. 
Questi potrebbero essere gli anni migliori, devo fare in modo che non vengano contaminati da niente e da nessuno. Volere è Potere. Io voglio, quindi Posso.

Sekhmet è la dea egizia simbolo dell'affermazione di sé, della capacità di combattere e guarire. E' la dea che spinge ad essere Regine della nostra esistenza. Il suo è un archetipo che richiama forza ed autonomia, spingendo a riprendere le redini della propria vita e ad andare avanti.
Io voglio essere come Sekhmet, metà donna e metà leonessa. Voglio avere la sua stessa forza. 

martedì 26 settembre 2017

A Scoppio Ritardato

I primi tempi che abitavo qui ero solita provare una sorta di nostalgia al pensiero della vita che avevo lasciato a casa. Nostalgia per la mia famiglia, per il mio gatto, per mio fratello, per la mia migliore amica. Nostalgia per l'atmosfera frizzante ed allegra che ero riuscita a creare sul mio posto di lavoro. 
Nel tempo questa nostalgia si è affievolita fino a scomparire del tutto e al momento, al solo pensiero di tornare dov'ero, mi vengono i brividi. Credo che questo sia un chiaro segnale del fatto che sono esattamente dove volevo e devo essere. E poi, dubito di poter più vivere senza il mio lungomare. Perirei nel tempo di tre giorni. 

Fonte: it. anahera. news


Perché queste considerazioni? Perché questa mattina, quando ho sentito mia madre, mi ha raccontato qualcosa che non mi aspettavo. Ha parlato con i miei ex datori di lavoro e dicono di pensarmi molto, di nominarmi continuamente. Hanno sorpreso una dipendente a rubare. Una ragazza che era con loro da dieci anni e con cui si era creato anche un rapporto di amicizia. 
A mia madre hanno detto che non hanno più trovato una persona come me. Una persona onesta e capace di trascinare i clienti, di creare un gruppo di gente che veniva lì per me. 
Era effettivamente così. Ero solo una dipendente ma lavoravo come se quel posto fosse anche mio. Ci ho messo l'anima, il cuore, la determinazione. Aiutavo il mio capo con gli ordini, anche se non mi spettava. Gli lasciavo appunti sulla scrivania affinché non dimenticasse la merce più urgente. Ed ero così frizzante ed amabile con i miei clienti che ogni volta che torno al paese è un continuo fermarsi ad abbracciare questo o quello. 
No, non lo sto dicendo per vantarmi. Lo dico perché tutte queste parole avrebbero dovuto arrivare prima. Io sono fermamente convinta che le persone vadano apprezzate quando ci sono, non quando le perdiamo. 

In quattro anni lì dentro ho dovuto subire anche angherie e gelosie. Li infastidiva notare che quella gente veniva lì per parlarmi, che attendeva più tempo solo per farsi servire da me. Volevano che sorridessi ma poi per quei sorrisi provavano fastidio perché i loro clienti entravano in negozio per ricevere un po' del mio buonumore.
Vivevano nella costante dicotomia tra l'esser felici del mio seguito e il dispiacere di non sapersi far apprezzare allo stesso modo. Quello che a me veniva naturale, a loro costava uno sforzo. Attraevo persone e quando me ne sono andata, tante di quelle persone sono andate altrove. 

Io non sono felice di quello che è capitato loro perché adesso dei dipendenti li ho anche io ed è vero che è difficile trovarne di onesti e capaci. Mi dispiace per la delusione che hanno subito perché nonostante tutto a loro voglio bene, gli mando gli auguri ai compleanni e vado a trovarli quando casualmente passo in negozio.
Però sul serio: queste parole di apprezzamento sarebbe stato carino riceverle quando mi facevo in quattro per fargli andar bene gli affari. Il mio datore di lavoro mi ha chiesto di ripensarci fino all'ultimo, quando un mese prima quasi quasi mi faceva pensare che avrebbe potuto cacciarmi da un momento all'altro. Preferiva tenermi sulla graticola, farmi credere che fossi facilmente sostituibile, una pedina qualunque. 
Beh, la pedina se ne è andata da quattro anni e mezzo e l'atmosfera pare non sia più tornata la stessa. Meditate gente, meditate. E la prossima volta quando un cliente si complimenta fatelo finire, non stoppatelo dicendo che si può sempre far meglio. Tutti possiamo fare meglio, io per prima, ma concedere una gratifica ogni tanto non ha mai ammazzato nessuno.

sabato 23 settembre 2017

Mio Padre

Oggi mio padre compie 70 anni.
Un'età importante, che mi fa pensare a come il tempo voli inesorabile. Si è sposato tardi, perché lui una moglie in realtà non la voleva. Cambiò idea quando conobbe mia madre, una bella donna napoletana che incontrò per caso al Matrimonio di un suo cugino in terra campana. La vide e ne rimase folgorato. E dovette rivedere anche tutta quella serie di posizioni sull'amore che si era costruito intorno, tant'è che un anno dopo convolarono a nozze e l'anno successivo nascevo io. 

Fonte: gelestatic .it

Mio padre è stato molto autoritario quando ero bambina, forse più con mio fratello che con me. Per me credo abbia sempre avuto un debole, un tallone d'Achille che in qualche modo lo privava della sua razionalità. Ero la sua bambina con i riccioli bruni, ed io per lui mi sarei gettata nel fuoco. Per lui ho sempre provato una fiducia totalizzante. Ho sempre creduto che i miei problemi sarebbero stati meno gravosi se li avessi condivisi con lui. Pensavo che avrebbe saputo risolverli, che con il suo genio creativo avrebbe sempre saputo risanare i cocci. 
Tuttora mio padre è su un piedistallo, per me. Negli anni si è molto ammorbidito, in special modo dopo la pensione, quando ha potuto viversi la famiglia e noi figli in modo più completo. Ha perduto quella patina severa ed ha accompagnato mio fratello e me nelle nostre scelte senza mai intralciarci. 

Lo amo come si amano solo le persone che contano davvero. Non perché mi ha cresciuto e neppure perché mi guarda come si guarda una meraviglia assoluta.
Lo amo perché mi ha fatto capire quale tipo di uomo volessi accanto a me per la vita. Un uomo che ho scoperto essergli simile in questi 12 anni. Sono diversi ovviamente, ma si somigliano. Hanno persino gli stessi occhi verdi che diventano nocciola intorno all'iride. 
Ho voluto un uomo di cui mi potessi fidare perché nella fiducia per un uomo io sono cresciuta. Mio padre è la mia roccia e i nostri momenti più belli sono anche quelli più semplici. Quando ci sediamo insieme sulla panca di legno del giardino, in faccia al sole. Il gatto vicino ai piedi, le nostre mani vicine.
Ti amo papà. E forse non amerò mai nessuno come te.
Auguri. Stammi ancora accanto perché non si smette mai di aver bisogno di te. 

mercoledì 13 settembre 2017

Come I Pescatori

Sono diventata come quei pescatori che non possono fare a meno del mare anche quando mancano le condizioni per poter pescare.
Se ne stanno lì di fronte, la mattina presto, vestiti di tutto punto. Osservano le loro barche che riposano sulla spiaggia, guardano le onde. Quasi non si parlano, si scambiano solo poche parole. 
Mi piacerebbe sapere a cosa pensano, se sono contenti di potersi riposare ogni tanto o se quando sono a terra stanno ancora sognando di essere in mare. 
E' un lavoro duro il loro, un lavoro che gli segna la pelle, il corpo, che li rende più simili a delle rocce indurite che a degli esseri umani. 

Fonte: spreafotografia. it

Sono diventata come quei pescatori che tutte le mattine, con la pioggia o col sole, non possono fare a meno di mettere piede sulla spiaggia.
Tutto il tragitto che mi porta al mare non lo sento neppure, come se le gambe viaggiassero da sole. Il mio respiro coperto dalla musica, dal palpitare veloce del mio cuore.
Poi arrivo lì e capisco che tutto ha avuto un senso. La sveglia presto, l'aria pungente sulle braccia nude, i capelli da mortificare dentro una coda alta, gli sguardi indiscreti della gente. 
Ne vale la pena, sempre. 
Perché quelli sono gli unici momenti in cui mi sento davvero libera. Gli unici in cui mi sembri di lasciar cadere tutto e ricongiungermi interamente con me stessa e le mie sensazioni più vere.


"Una volta che avrete conosciuto il volo, 
camminerete sulla terra guardando il cielo, 
perché è là che siete stati, 
ed è là che vorrete tornare."
Leonardo da Vinci. 

venerdì 25 agosto 2017

Il Dolce e l'Amaro

Fonte: d7unicam. it


Sono tornata.
Beh, non proprio. Sono tornata dai miei 4 giorni di vacanza ma ora sono a casa dei miei per vedere gli amici prima di ripartire.

Che dire di questa manciata di giorni fuori? Siamo stati benissimo. Compagnia allegra, sorrisi sempre pronti a fuoriuscire dalla pancia prima ancora che dalla bocca. Poi sole, mare, gioia infinita e pensieri rilegati il più lontano possibile da me. Li ho ridimensionati, li ho compresi, li ho cacciati via. E ora la speranza è che restino così piccoli anche quando tornerò alla base, tra le mura domestiche. Anche quando non sarà possibile esercitare distrazioni tali da poterli così ben accantonare.

Al mattino uscivo presto e camminavo, beandomi di un lungomare assai più bello del nostro. Più organizzato, più vitale, ricolmo di sportivi già alle prime luci dell'alba.
Eppure meno selvaggio, meno impervio, meno simile a me di quanto non sia il mio lungomare. Era tutto così perfetto da sembrare finto, messo lì per fare buona impressione. Ed è possibile che sia esattamente così: se avessi un luogo turistico tra le mani, lo progetterei allo stesso modo.

Certo per arrivarci la strada è stata tutt'altro che piacevole.
E trovarsi tra i luoghi del terremoto a guardare con i propri occhi Accumoli, Amatrice ed Arquata del Tronto è stato straziante. Ripensare a Gigi e Pasquetta, al dolore di un anno fa che talvolta ci colpisce ancora, quando meno ce lo aspettiamo. 
Vedere quelle case sbriciolate, quegli edifici ormai perduti, quei calcinacci ovunque...ancora, dopo un anno. I lavori sembrano pochi e forse ancora poco organizzati. Poche casette colorate, ancora macerie dappertutto. Troveranno mai la pace questi luoghi? E le persone che vi abitano? 

domenica 13 agosto 2017

Una Notte Meravigliosa


Vivo in una località di mare da poco più di quattro anni. Una località che in questo periodo di tempo ad essere sincera mi ha offerto molto poco. Tant'è che l'ho sempre utilizzata semplicemente per passare la settimana, vivere col mio compagno, lavorare. Indicativo di questo fatto c'è un atteggiamento che non ho mai cambiato: quello di sfuggirne la domenica, tornare dai miei oppure raggiungere Roma per svagarmi un po'.
Questo modo di vedere il posto in cui vivo è iniziato a mutare sei mesi fa, quando ho cominciato ad esplorare il territorio iniziando a camminare e conoscendolo molto più intimamente di quanto avessi fatto fino a quel momento. Era sempre stato un luogo qualsiasi dove abitare ma è poi diventata casa mia. Grazie a questa attività che mi ha cambiato in meglio la vita e donato nuova linfa a cui attingere, io sono finalmente entrata in contatto profondo con questi luoghi. Con le sue vie, le sue strade, il suo stile di vita, le sue tante contraddizioni.
Ora mi interesso di tutto. Di ciò che offre, di come vengono spesi i soldi delle nostre tasse, di come si chiamino le strade, di quello che combinano in Comune.

E fu proprio leggendo la pagina Facebook del nostro Comune - peraltro tenuta sempre ben aggiornata, come una vera e propria linea diretta con i cittadini - che una decina di giorni fa venni a sapere che il 12 agosto sarebbe giunto qui il Circo Nero.
E da lì è stato un crescendo di gioia, di esaltazione, di voglia di esserci. Di ballare fino a sfinirmi, di divertirmi fino a non avere più fiato in gola e aria nei polmoni.
Non vi racconto le polemiche bigotte e complottiste di certa gente piccola piccola. Di come abbiano cercato di sminuire un evento di questa portata con parole come "rave party", "droga libera", "perversione".

Dio Santissimo. Ma ci sono venuti questi falsi puritani a vedere cosa è stato? Li hanno visti i bambini, gli anziani, la gente che voleva semplicemente divertirsi e che ha fatto esattamente questo?
Il Circo Nero ieri sera mi è piaciuto da matti. E non so cosa farò da qui alla fine di settembre ma sinora posso definire la serata di ieri come la più bella e divertente della mia estate. E probabilmente anche delle ultime estati. Perché a dire il vero non mi divertivo così tanto da tempo. Troppo troppo tempo. 

E' stato meraviglia, musica, costumi ben fatti, ottimi dj - io ho apprezzato particolarmente Onassis ma c'era anche il famoso Dj Ross di M20 - gente desiderosa di divertirsi.
Il tutto nel massimo rispetto della sicurezza, con perquisizioni doverose all'ingresso che mi hanno resa più tranquilla e certamente non infastidita. 
Ho ballato fino a sfinirmi e questa notte ho dormito solo quattro ore. Ma Dio se ne è valsa la pena. Unico problema è l'astinenza: ne vorrei ancora. 
Perché questo non è il Circo a cui siamo abituati. E col circo ha ben poco a che vedere se non la stessa magia. 


Ah, due doverose parole di ringraziamento al mio compagno.
Che odia ballare, che è stato in piedi per ore senza lamentarsi solo perché avevo la felicità negli occhi. Che ha sopportato stoicamente uno spettacolo di cui non gli importava per amor mio.
Grazie Fred.

mercoledì 9 agosto 2017

Alla Frutta

Fonte: ok-salute.it


Sono alla frutta, non saprei come altro dirlo.
Sono al limite, cammino sul ciglio della strada incerta su come procedere.
Manca meno di una settimana, appena pochi giorni all'inizio delle Ferie. 
E sarò finalmente libera. Se non dai miei pensieri, quantomeno lontana dalle solite incombenze quotidiane. 
Perché la verità è che non ne posso più. Arrivo a questo punto dell'anno completamente sfibrata, satura, colma fino all'orlo.
Spossata dal caldo, dalle responsabilità, dalle mille cose a cui stare dietro ogni giorno, dai sorrisi a comando, dal mostrare empatia anche quando non c'è.

Voglio stare in pace, soli io e lui.
O in mezzo ad altre mille persone a ballare suadenti canzoni latine sulla spiaggia, al chiaro di luna. 
Leggera come una farfalla, priva di vincoli.
Felice. 

martedì 1 agosto 2017

6 Mesi a Camminare

Esattamente sei mesi fa iniziavo a camminare. 
Uscii di casa con il freddo pungente del primo febbraio. Indossavo le mie scarpe nuove, un giubbino blu, una tutina rossa. Camminai solo per mezz'ora con le mani gelide che si riscaldarono pian piano, con il naso che sembrava staccarsi per il gelo del primo mattino, con la sensazione che forse il giorno dopo non ce l'avrei fatta né quelli dopo ancora. 
Eppure ce l'ho fatta. Il giorno dopo tornai su quelle strade. E così i giorni successivi. 

All'inizio fu tutto tremendamente difficile, a cominciare dal fatto che dovevo abbandonare il tepore del mio piumone ed affrontare la nebbia, il vento ed il gelo che imperversavano fuori. Non sono mancati gli ostacoli, qualche infortunio, gli sguardi e la curiosità della gente che non capiva chi me lo facesse fare.
Fonte: rivistainforma. it

Eppure pian piano io mi sentivo più forte. Pian piano iniziavo ad apprezzare la fatica che mi raggiungeva i polpacci, poi le cosce e infine i glutei. Pian piano iniziai a sentire quanto tutto questo mi stesse facendo bene, quanto di me ci stessi mettendo.
Cominciai ad apprezzare l'effetto benefico ed energizzante dell'adrenalina, la sensazione di potere che avevo sulla fatica, sul fiato, sul mio corpo per intero. 
Iniziò a piacermi sul serio, come ti può piacere qualcosa che non hai mai preso in considerazione ma di cui poi ti innamori anima e corpo, come a diventare una cosa sola. 

La musica nelle orecchie, la sensazione dei miei piedi sull'asfalto, il vento che mi accarezza la pelle, il mare che mi fa compagnia. La testa che si svuota e che si riempie di cose, simultaneamente. Ora cammino anche un'ora e quaranta minuti e certe volte vorrei non dover smettere mai, continuare ad oltranza. Nonostante il sudore, nonostante le cose da fare che mi attendono a casa, nonostante faccia un caldo asfissiante già alle sei e mezzo del mattino.

E vogliamo poi parlare dei benefici fisici?
  • Mi sento più attiva, più piena di energie, con le pile che si ricaricano faticando;
  • Le gambe si sono assottigliate, tonificate, modellate. Ok, non sono ancora perfette: ma sono migliori di 6 mesi fa.
  • Ho perso un po' di peso ed ho nuovi muscoli sodi dove prima non ne sentivo;
  • Ne ha beneficiato la circolazione sanguigna: io che soffrivo sempre di gambe stanche in estate, quest'anno sto decisamente meglio.
  • Allo specchio mi piaccio di più;
  • Mi sono abbronzata un po', pur proteggendomi sempre dal sole.
Oggi sono sei mesi che cammino ed io auguro a me stessa di non smettere mai. Di non perdere mai questa abitudine che è diventata passione e dipendenza. 

giovedì 20 luglio 2017

32

Fonte: crescereleggendo. wordpress.com


Trentadue sono le candeline che oggi virtualmente sto spegnendo.
Una torta vera non la voglio, che non capisco davvero cosa ci sia da festeggiare.
Mi mette un'ansia questo numero...mi fa sentire più grande e vecchia di quanto non mi senta nella mia testa. Mi etichetta in un modo nel quale non mi sento, mi definisce come non sono.

E' un compleanno un po' amaro ed ho come la sensazione che per i prossimi il livello di questa amarezza salirà vertiginosamente perché la verità è che non riesco a vivere bene il passare del tempo. Lo vivo senza pensieri e forse il problema è proprio qui: dovrei incasellarli certi pensieri, dargli un verso ed un senso, programmare di più. E invece no. Sono una trentaduenne che vive alla giornata, che pensa al massimo a quello che dovrà fare domani e a stento intravede la prossima settimana. 

In che punto della mia vita ho smesso di preoccuparmi per il futuro ed ho iniziato ad avere questo atteggiamento? quand'è che ho smesso di controllare la mia vita e fare progetti?
E soprattutto: perché non mi manca il periodo in cui invece controllavo tutto e programmavo ogni cosa?

Sento di non voler crescere, di voler restare qui. Sento che tutte le responsabilità che non voglio mi sono avulse, ostili...e maledettamente vicine. Le sento minacciose perché vogliono entrare a tutti i costi. Per quanto tempo ancora riuscirò a respingerle? A mettergli le mani sul petto per cacciarle via?

Crescere è un impegno serio e la serietà al momento mi sta stretta.
Voglio essere leggera, pensare solo alle mie sensazioni, a questa estate così diversa dalle precedenti, ad una me stessa che in certi frangenti non riconosco più.
Forse ho solo bisogno di andare in ferie. Ma si, banalizziamo così. E intanto...auguri a me, in ogni caso. Che il 20 luglio rimane pur sempre un giorno di festa.

venerdì 23 giugno 2017

Goditi il Viaggio

Fonte: Apiediperilmondo. com

Il caldo qui sta ricoprendo ogni cosa, ne siamo invasi come da uno stormo di cavallette. Al mattino mi alzo ancora prima, metto la protezione solare e poi cammino, cammino, cammino. Mi sembra di non poterne più fare a meno, di non saper iniziare la giornata in altro modo. Mi sento così viva in quei momenti che mi chiedo come facessi prima, come vivessi prima, come potessi alzarmi senza pensare di indossare le scarpe ed uscire. 
Mi sembra un'altra vita questa, una vita migliore. Ed è diventato un bisogno fisico così forte e totalizzante che ho paura di farmi male, paura degli imprevisti, paura persino di andare in ferie e non avere modo di continuare con questa routine. Credo addirittura che impronterò le vacanze estive in modo da farci andare dentro questa cosa, fosse anche l'ultima cosa che faccio.
Mi sento bene solo quando sento i muscoli lavorare, come se ne stessi diventando dipendente. Mi libero, come se dai pori insieme al sudore uscissero anche negatività e brutture. Come se potessi azzerare il cervello, anche se pure in quei momenti non smetto mai di pensare. A volte sento gli ingranaggi lavorare più forte della musica, anche se ne alzo il volume. 

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"Nel camminare si ricerca ovviamente il benessere e la felicità: quello degli incontri, del sole sulla pelle, del profumo del mare, di vivere e godere a pieno della propria presenza.
Siamo camminatori dalla nascita. Ed il cammino è talmente importante in tutti i secoli e tutte le tradizioni che la sua metafora è fortemente radicata nel nostro immaginario: la vita in fondo è un viaggio, verso una meta, in cui ogni passo è una ricerca e una scoperta del mondo e di se stessi. "
Fonte: Apiediperilmondo.com

giovedì 15 giugno 2017

4 Anni

Oggi sono quattro anni che mi sono trasferita, che vivo in questa casa, che ho cambiato la mia vita.
Lo rifarei? Altre mille volte. Non perché qui abbia trovato l'America, ma perché sto bene. Semplicemente. Non senza qualche problema ho trovato una mia dimensione, una sorta di piacevole equilibrio. 


La vita insieme a Fred non è sempre facile e non sono così sciocca da pensare che ciò costituisca un problema. Entrambi siamo cambiati e maturati in questi anni, siamo diventati più uomo lui e più donna io. Stiamo facendo un percorso che a volte è costellato di ostacoli ma tenendoci per mano riusciamo il più delle volte a superarli. 

Oggi lui compie 34 anni. Era così ragazzino quando l'ho conosciuto, mi sembra incredibile pensare a quanto tempo sia passato. Alle liti dei primi mesi, quando i nostri caratteri si scontravano in continuazione, quando sembrava impossibile capirsi, quando anche solo un messaggio poteva diventare motivo di tensione. 

Alle gonne che non volevo indossare e che lui mi ha insegnato a portare, facendomi riappropriare della mia femminilità.
Agli abbracci che non ero capace di dargli e di cui ora non potrei vivere senza.
A tutte quelle cose che non posso né voglio scrivere ma che ci sono, e stanno sempre qui dentro di me.
Auguri Amore. Auguri anche a noi due. 

domenica 4 giugno 2017

Ex

Fonte: Max Pelagatti: Il Bosco dei Ricordi

Che cosa strana il passare del tempo. Come scorre via veloce, come ci cambia. E' forse l'evento naturale che più mi sorprende, che maggiormente mi scuote. 
Ogni volta mi stupisco dei segni che questo brutale nemico lascia cadere addosso alle persone. Viviamo i giorni affannandoci e poi in un momento qualsiasi, guardandoci allo specchio, ci accorgiamo che siamo cambiati, che non siamo più quelli che eravamo.

Queste riflessioni estemporanee mi sono giunte all'improvviso. Scorrevo distrattamente la mia bacheca facebook quando mi sono saltate agli occhi alcune foto del mio ex. Mi chiese l'amicizia l'anno scorso e gliel'accordai, ma il suo è un profilo completamente vuoto e non avevo mai avuto modo di farmi i fatti suoi, come invece magari è capitato a lui con me.

Oggi stranamente c'erano queste foto di lui al mare con la sua donna. E niente, rivederlo dopo tanti anni mi ha fatto un effetto strano.
No, non pensate male gente di poca fede che non siete altro. Francesco trattieni la scure, nessun pensiero malizioso da parte mia. Nessun batticuore, nessuna tremarella, nessun palpito romantico giunto all'improvviso a scuotere i miei pensieri.
L'effetto strano è dovuto al tempo, a quelle frasi retoriche condivise poco più su. Il tempo è passato anche su di lui e chissà perché mi è sembrato strano, come se non me l'aspettassi.

Quando lo conobbi avevo 17 anni e lui già 24. Mi avevano colpito i suoi occhi acquamarina, probabilmente i più chiari e cristallini che abbia mai visto. E la sua voce: pacata, vibrante, bassa e roca. Era proprio un bel ragazzo e a differenza dei miei sbarbatelli compagni di scuola, lui era già un uomo. Lavorava, guidava, aveva una casa sua che condivideva col fratello. Come potevo non cascarci? come si poteva non cedere alle sue lusinghe? 
E insomma, alla fine mi innamorai. O credetti di esserlo, perché ora ho qualche dubbio al riguardo. Lo mandai al diavolo dopo un anno e dieci mesi perché, a differenza mia, i suoi sentimenti non si erano evoluti in alcun modo. A parte l'attrazione e forse anche l'affetto, non aveva nulla in più da offrirmi. Ed io, che non mi sono mai accontentata, preferii scansarlo piuttosto che restare legata a qualcuno che non mi mettesse non dico al primo posto...ma almeno al secondo o terzo. 

Quando conobbi Fred si sentì in qualche modo minacciato, anche se non ci frequentavamo più da diversi mesi. Capì che stavolta era diverso, che ero presa davvero. Alla mia migliore amica disse sprezzante che ormai non avevo più tempo per loro, che prima o poi mi sarei persino sposata e chi mi avrebbe più vista? non ho mai compreso quelle sue parole, quella specie di ira. Non mi voleva al 100% ma sembrava essere geloso che qualcun altro, invece, avesse trovato in me quello che lui non aveva mai visto. 

E insomma, mi sono lasciata andare ai ricordi.
Quando invece, in realtà, l'unica cosa che volevo dire è che è cambiato. Ha ancora quello sguardo a tratti serio e a tratti stanco. Ancora quegli occhi verde acqua che non trovi addosso a nessuno. Ma non è più quel gran pezzo di figliolo che ricordo e questa cosa, in qualche modo, mi ha lasciato un po' di amaro in bocca.
Davvero non c'è modo di sfuggire al tempo, a queste lancette che impietose scandiscono in maniera ineluttabile quanto ci resta. E quanto ci manca per diventare qualcosa di diverso, qualcosa che al chiaro di luna, in una notte qualsiasi di 14 anni fa, non credevamo neanche possibile.

Allo stesso tempo mi sono chiesta come mi veda lui nelle mie, di foto.
Devo aver perso anche io quella freschezza, quell'aria giovanile. Devo essere anche io diversa, qualcosa che poco ha a che vedere con ciò che ero. E anche se è tutto logico, normale e fisiologico...bé, lasciatemi dire che accettarlo è ancora un po' lontano dalle mie attuali capacità. 

giovedì 25 maggio 2017

Brezza

Dieci giorni che non riempio di parole queste pagine. Ma credetemi, avrei potuto scrivere ogni giorno per la quantità di fatti, di pensieri, di cose di cui invece ho riempito la mia vita. E va bene così in fondo, si scrive quando se ne ha voglia, forse quando non se ne può fare a meno.

Tante cose dicevo. Riassumiamone qualcuna, giusto quelle che possono essere riportate qui.

Fonte: internazionale. it
Qualche mattina fa appena prima di svegliarmi ho sognato di avere un buco sanguinolento in testa, poco sopra la fronte, sotto i capelli. Lo sentivo far male, mi guardo allo specchio e vedo questa spaventosa sciagura, profonda almeno un centimetro. E allora comincio a sbraitare verso quelli che ho intorno, spaventata, dicendo che me l'abbiano provocata con l'acido. 
Mi sono svegliata molto scossa. Allora ho indossato le mie scarpette, sono andata a camminare al mare ed è passato tutto.

Si, il mare. In questi giorni sembra che non ne riesca a fare a meno. Alcune volte è una splendida tavola blu, come recitava una vecchia canzone. In altri si agita burrascoso, arrabbiato, riversa la sua spuma sulla sabbia cacciando avventori di qualunque tipo.
Quegli avventori con i quali non avrei mai voglia di scontrarmi, che quasi mi sembrano di troppo, che un poco rovinano la bellezza di questi miei momenti di solitudine nei quali vorrei semplicemente immergermi nella natura e ascoltare solo il ritmo dei miei piedi sul pavimento del lungomare. 
E invece ci sono persone con i cani, gente che come me cammina o corre, qualcuno che aspetta il ritorno dei pescatori per comprare merce fresca, operai che lavorano. 
Solo venti giorni fa eravamo solo noi e ora talvolta mi tocca quasi rallentare per far posto agli altri. 

La zona buia di questa mia attività è che attira la curiosità di molte persone. Gente che si ferma per parlarmi, gente che mi chiede quando e se sono uscita, gente che pretende di sapere che percorso faccio, gente che mi osserva nell'ombra e poi viene a dirmi dove mi ha vista e perché. Vi sembra normale tutto questo? Questa morbosità dilagante? A volte mi piacerebbe indossare un mantello dell'invisibilità e attraversare le strade senza che nessuno possa vedermi. Trasparente, impalpabile, sfuggente. Conscia solo di me stessa, della brezza che mi arriva sul volto, del sole che mi scalda la pelle, delle canzoni che mi accompagnano. 

lunedì 15 maggio 2017

Strali di Fumo

Ho sognato mio zio, disteso morto sul letto così come l'ho visto appena due settimane fa, giorno della sua sepoltura. Con il viso marrone, gonfio, gli occhi sigillati. 
E fin qui non ci sarebbe nulla di strano, se non che poi a fasi alterne si svegliava, si alzava, faceva delle cose. Per poi rimettersi a letto, di nuovo morto. 
Non mi pare abbia detto qualcosa, è rimasto in silenzio anche in quei brevi momenti in cui si risvegliava. E non capisco cosa ci facessi in quella stanza, sentivo solo un gran bisogno che lo portassero via per mettere fine a quel tormento. Ma nel frattempo pensavo che se lo avessero seppellito così, poi avrebbe potuto svegliarsi anche in quella gelida tomba e non potersi più alzare.

Fonte: sognienumeri. it
Il giorno del funerale prima che andassi via la zia mi ha detto che era orgoglioso di noi nipoti. Anche se viviamo tutti lontani: due a Milano, uno a Rieti, io sul litorale laziale. E loro sono in provincia di Napoli.  
Non hanno mai avuto figli e non ho mai saputo se li avrebbe voluti o meno. La zia sono certa che ne desiderasse, con i bambini è sempre stata di una dolcezza unica. Ma lui chissà, era difficile capire cosa pensasse sul serio, quali fossero i suoi desideri e le sue speranze. 
Forse anche per questa ragione sapere che parlava di noi, orgoglioso, mi ha fatto bene al cuore.

Con lui ridevamo, scherzavamo, ci raccontava aneddoti in quella sua lingua dialettale che a volte la si capiva e a volte no. Salvo poi tornare serissimo e parlare in un italiano perfetto quando voleva che tutti lo comprendessimo. Da bambina mi faceva i dispetti e so che quando nacqui, con gli occhi azzurro cielo come i suoi, si sentì felice come se fossi stata sua. Se ne andava in giro dicendo a tutti che gli era nata una nipote con i suoi stessi occhi chiari. E immagino ci sia rimasto un po' male quando essi divennero nocciola, appena un anno dopo.

Ma insomma zio, com'è possibile che io ti pensi così tanto? com'è possibile che la tua morte mi abbia sconvolto fino a questo punto? Ci separavano quasi 300 km, ci vedevamo una volta l'anno quando andava bene. Eppure ho sempre nutrito per voi un amore che non saprei spiegare e che forse è la causa, ora, di questo dolore che non se ne va. Volevo dirti che puoi tornare a trovarmi quando vuoi, nei sogni. Che non mi fai paura e che, se volessi anche dirmi qualcosa che non mi hai detto in vita, io ti ascolterei. 

sabato 29 aprile 2017

Spilli di Dolore

La vita va avanti, dicono.
Perciò nonostante il dolore che sento pungermi il petto, a lavoro io oggi ci vado ugualmente.
A fingere sorrisi ed allegria, a cercare di essere professionale nonostante tutto.

Fonte: nathionalgeografic

Mio zio se ne è andato questa mattina alle quattro, dopo atroci sofferenze. 
E' stata un'alba scura questa. Un'alba con un sole effimero a ricordarci che dopo la tempesta verrà comunque il bel tempo.
Mi chiedo quanto tempo ci vorrà prima che la zia riveda il sole, prima che possa sentire nuovamente il suo calore sulla pelle. 

Domani mattina si parte presto e si raggiunge Napoli. In mezzo alla gente in festa per il ponte del primo maggio, noi saremo figure scure dietro una bara lucida. 
In questo momento ho tante di quelle lacrime raccolte dentro gli occhi che se le contassi diverrebbero un lago. Freddo, ostile, grigio, ricoperto di nuvole annerite di fumo.

E allora adesso mi vesto e vado a lavoro. Per qualche ora cercherò di mettere in stand by queste emozioni che mi devastano il cuore. Cercherò di non pensare a mia madre, che al telefono questa mattina sembrava inerme e sola. 
Sono morti tutti, dice. La sua famiglia non esiste più. Morti tutti e morti giovani, senza speranze. Le ho ricordato che ci siamo noi, che ha un'altra sorella a Milano, che ha dei nipoti, delle persone che la amano. Ma intanto quel fratello con cui scherzava al telefono non c'è più. 
E che ho da dirle, io? Io che anche in questa situazione sono lontana, io che la riabbraccerò domani in mezzo a quello strazio. Io che trattengo le lacrime e penso che nulla abbia senso, davvero nulla. 

Respira Sara, respira. E' già ora di andare. 

venerdì 21 aprile 2017

KO

Fonte: inran. it

Da un paio di giorni a questa parte non mi sento particolarmente in forma.
Ho continuamente sonno, questo freddo di ritorno sembra impossessarsi delle mie membra con una facilità disarmante e ho un mal di testa pressoché fisso che non mi dà tregua. 
Mi sento proprio giù di corda, a voler essere sincera.
Spero che mi passi in fretta perché da qui al 25 aprile ho diversi impegni da onorare e vorrei farlo nel miglior modo possibile. 
E intanto, sebbene siano solo le 13, io già sogno di andare a letto, spegnere la luce e non sentire né vedere più nulla. Conto le ore che mi separano da questo epilogo di giornata e so già che sarà come una lenta corsa ad ostacoli. 

lunedì 17 aprile 2017

L'Importanza di Avere Una Faccia da Culo di Riserva



La faccia da culo è quella cosa senza la quale al giorno d'oggi non puoi fare il giro dell'isolato senza che la gente capisca esattamente a cosa stai pensando.
Ti leggono dentro, se ne accorgono quando ti sono simpatici e ancor più facilmente quando ti stanno sulle palle. E questo, credetemi, è un bel problema per chi deve campare servendo gli altri. Vendendogli cose, dispensandogli sorrisi, ascoltando le loro chiacchiere.
E' inevitabile. Prima o poi da quella porta entrerà qualcuno che ti starà mortalmente sulle scatole e tu, balordo essere umano privo di faccia da culo, non saprai dissimularlo. Ti mancheranno i mezzi. 

Proverai a sorridere ma non ci riuscirai. Proverai ad ascoltarlo ma i tuoi occhi all'insù faranno comprendere a chiunque nel raggio di chilometri che invece stai pensando al buco dell'ozono. Cercherai di levartelo dai piedi il prima possibile e non sarai capace di dedicargli neanche una di quelle piacevoli accortezze che dispensi a tutti gli altri.
E lui se ne accorgerà. Lo capirà subito, perché potrai pure detestarlo a pelle, ma di sicuro non è stupido. Si renderà conto della differenza, del tuo modo di fare, degli sguardi che non gli si posano mai addosso, della faccia annoiata o scazzata.

Ti pesteresti i piedi perché odi non essere sempre così professionale da saper erigere una barriera di 6 metri tra te e il resto del mondo. Ti bacchetteresti le mani per essere così trasparente, così incredibilmente incapace di dissimulare un sentimento. 
Ti chiedi come sia possibile che in quasi dieci anni di commercio tu non abbia ancora imparato a fingere quantomeno di possederla, la faccia da culo.
Saresti disposto ad acquistarne una, a pagarla pure profumatamente. Ad azzerare quei miseri risparmiuccci che tieni da parte. Per una faccia da culo nuova di zecca lo faresti.
E invece.
E invece nessuno te la vende.
Nessuno ti insegna a preparartela da sola.
Nessuno ti dice come cavolo si fa a fingere simpatia per qualcuno che non riesci a tollerare e che ti fa venire l'orticaria pure se si trova a trecento metri di distanza. 

Ti schiaffeggeresti ad intermittenza ma tanto sai che non basterebbe. Perché c'è poco da fare: la faccia da culo, questa meravigliosa virtù, tu non ce l'hai. 
E quando quella persona entrerà dalla porta, pur odiandoti con tutta te stessa, non riuscirai a farle credere qualcosa di diverso da ciò che realmente pensi. Non riuscirai a fingere, anche se lo vorrai tremendamente. 
Lei lo saprà e nel giro di poco lo sapranno anche gli altri, la notizia si allargherà a macchia d'olio e tu sarai ancora lì ad invidiare quelle vere ed autentiche facce da culo di cui certamente è pieno il mondo. Quelle che possono fare e pensare tutto senza che si sappia in giro. 

domenica 16 aprile 2017

Le Uova nel Paniere

Questa domenica di Pasqua doveva andare diversamente. Un invito a pranzo, lo scambio delle uova, le solite risate, il cibo che danza sulla tavola. Alla fine invece è stato annullato e così Fred ed io abbiamo scelto di starcene a casa da soli. Mi sono svegliata per le 9, io che di solito mi alzo presto. Ho fatto colazione con calma, risposto ad alcuni messaggi di auguri. E poi mi sono messa a stendere il bucato e a pulire casa come una massaia d'altri tempi, mancava solo il fazzoletto in testa. Ho preparato una parte del pranzo e fra un'oretta lo mangeremo. 
Passerò il pomeriggio a disfare scatoloni ed armadi per il cambio di stagione. E domani, grigliata dai miei genitori con i cugini. Tutto sommato è andata bene. Volevo avere del tempo per fare queste cose e l'ho avuto. Volevo potermi godere un po' la casa e lo sto facendo.
Si, mio padre voleva che lo raggiungessi oggi e non l'ho fatto. Ma a volte sento davvero l'esigenza di dilatare i tempi e gli spazi e fare le cose con calma, senza correre di qua e di là. 
Ieri ad esempio è stata una giornata sfibrante, di quelle che già a metà ti senti fusa. Ed ho avuto modo di vedere tutta la fragilità di mio cognato, a tal punto che ho provato un'empatia immensa, tale da dimenticare i suoi ritardi, i suoi gesti irresponsabili e tanto altro. Per qualche ora mi sono sentita vicina a lui e ai suoi pensieri come se fossero anche i miei. E allora ti accorgi che la famiglia è anche questo: voler bene pure a quello scavezzacollo che tutti considerano, a ragione, una pecora nera. 

Fonte: dreamstime
Detto questo, Buona Pasqua a tutti voi. In qualunque modo decidiate di trascorrerla.

martedì 4 aprile 2017

Stanche Parabole

Una foto che è un pugno allo stomaco.
Il volto ingrossato, le mani gonfie. La pelle bianca, un tempo sempre abbronzata ed ora ricoperta di ecchimosi. Le occhiaie profonde, i solchi rugosi. 
Ma un sorriso sbarazzino e strafottente, nonostante tutto. Di chi soffre e allo stesso tempo un po' se ne frega di questa vita che gli scivola tra le mani. 

Fonte: fotocommunit. it
Non posso fare a meno di guardarla e se un po' mi vien voglia di ricambiare quel sorriso sghembo, dall'altra sento il bisogno di piangere. Perché forse non potrò rivederlo vivo. Perché probabilmente tutte queste giornate di dolore e di fatica non daranno buoni frutti. 
Perché penso alle sofferenze della zia nel curarlo ogni giorno, nell'aver dovuto lasciare il lavoro, nel non avere molti parenti vicino che possano aiutarla a gestire una situazione di emergenza come questa. 

La vita è una ruota che ti concede pochi giorni veramente felici e poi mesi di agonia. A chiederti perché e se ha davvero senso venire al mondo. Mi chiedo quali possano essere i pensieri di chi sta così male, ad un passo dal buio. Forse si ripensa ai momenti clou della propria vita. La morte del padre in gioventù, gli anni in Germania, l'incontro con la zia, le difficoltà di una vita a farsi bastare il poco denaro. Poi l'impossibilità di lavorare, la sterilità, la lontananza dalle sorelle, la morte della madre. Si, forse si ripensa a tutto questo. E a tutte quelle cose che non so e che sono soltanto sue. Forse ogni tanto pensa anche a me, a quando mi faceva i dispetti fingendo di non essere lui il responsabile. Ai capelli che mi tirava, ai calcetti sul sedere, a quelle parole sconosciute in dialetto stretto che mi chiedeva di codificare. 

lunedì 27 marzo 2017

Marzo Pazzo

Era iniziata come una bella giornata. C'era il sole, gli uccellini che cinguettavano, la prospettiva di un'ora di luce in più di cui poter godere nel pomeriggio. Tutto sommato, le prospettive per un lunedì meno sgradevole del solito c'erano tutte.

Fonte: scrivere. info
Poi sono arrivati i tuoni, i lampi, le prime gocce di una pioggia divenuta presto scrosciante.
E l'umore è andato a finire sotto le scarpe, come sempre in questi casi. Mi sono ricordata improvvisamente che è lunedì, che ho una settimana intera e piena zeppa di cose da fare dinanzi a me, sei giorni di lavoro e di momenti pregni ed intrisi di rotture di scatole.
Poi il portone condominiale che sbatte pesantemente...di nuovo. La voglia di uscire fuori, sbraitare addosso a queste persone che se ne fregano di un bene comune ma che poi stanno tanto attenti ai propri, a quegli spazi non condivisi che hanno acquistato da soli. Come se si trattasse di due mondi differenti, di due dimensioni lontanissime seppur così vicine. 
Credo davvero che una persona la si possa giudicare anche da queste piccole cose. Dal modo in cui tratta le cose che appartengono anche ad altri. Dal tono di voce che usa in casa propria pur sapendo che al di là di queste sottili mura ci sono altre persone. In altre parole: dal modo in cui sta al mondo sapendo di non essere i soli.

venerdì 17 marzo 2017

Camminando

Oggi camminando ho raggiunto i sei chilometri e superato gli ottomila passi.
Che per il mio allenatissimo amico Francesco saranno ben poca cosa, ma per me che ho iniziato da zero un mese e mezzo fa, poca cosa non sono.
Mi sento felice, soddisfatta, in un certo qual senso orgogliosa di me stessa. 
Non sono mai stata una sportiva e ho sempre dato la priorità ad altri aspetti della mia vita. Tuttavia ho saputo ribaltare le mie abitudini e in qualche modo inserire, con non poco sforzo, un'attività nuova che mi sta stimolando molto e che ormai pratico quasi ogni giorno, intervallandola a sedute di step qui in casa. 

Fonte: starbene.it

Le alzatacce, il sudore e la fatica serviranno a qualcosa? ora come ora non lo so. Ma di sicuro son servite a farmi sentire un poco più forte. 
E domani...bé, domani ci sarà un altro traguardo da tagliare. Chi si ferma è perduto.